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Giovanni Sedita – La «Giovane Italia» di Lelio Basso – 2006

Giovanni Sedita
Prefazione di Mauro Canali, Roma, Aracne, 110 pp., euro 7,00

Anno di pubblicazione: 2006

In dieci capitoli Sedita ricostruisce la storia della «Giovane Italia», ossia dell’organizzazione clandestina che diede forma, tra il febbraio del 1927 e il maggio del 1928, a un importante esperimento di antifascismo democratico, unitario e nazionale, nel quale confluirono socialisti, liberali e repubblicani. Come sottolinea Mauro Canali nella prefazione, il merito del volume è di incrociare due fonti parallele e complementari, da un lato la documentazione di polizia fascista proveniente dall’Archivio Centrale dello Stato (i fondi della Direzione generale di Pubblica sicurezza) e dall’altro le carte dei militanti dell’organizzazione (memoriali, lettere e articoli). In questo senso emerge nitidamente la natura repressiva, autoritaria e totalitaria del regime, evidente proprio da quanto subìto da coloro i quali tentarono in ogni modo di opporsi al fascismo e di conservare spazi di autonomia politica e intellettuale durante il ventennio. Viene alla luce specialmente l’opera di violenta repressione (lo «Stato di polizia»), tesa a sopprimere qualsiasi progetto di opposizione. Un’attività repressiva che riveste un ruolo di primo piano, accanto a una efficace politica di gestione e strumentalizzazione del consenso. Emergono nella narrazione, che procede a ritmo incalzante seguendo il flusso rapido degli avvenimenti, soprattutto due piani: quello dell’impegno, delle iniziative e delle speranze degli antifascisti e quello delle indagini con le quali la polizia riuscì a seguire ogni mossa della «Giovane Italia», spiazzata da un fascismo sempre più organizzato e pervasivo. Si possono così leggere i tratti di una generazione nuova di antifascisti e in particolare si delineano le personalità di quanti, tra essi, si impegnarono sul fronte della battaglia democratica e unitaria. Lelio Basso soprattutto lavorò tra il 1927 e il 1928, con viaggi, incontri e contatti, al fine di coagulare le forze antifasciste presenti in Italia: dal gruppo triestino di Ermanno Bertelli a quello veneto di Giovanni Giavi, a singole personalità come Pilo Albertelli, Giorgio Amendola, e anche Benedetto Croce. La «Giovane Italia» consente di analizzare, nella sua ricostruzione, in modo omogeneo l’antifascismo democratico italiano, sanando al contempo una lacuna, ossia «il salto nella storia dell’antifascismo dal ’26, l’anno de ?Il Quarto Stato?, al ’29, anno della nascita dei primi gruppi di Giustizia e Libertà» (p. 3). Dunque, se sullo sfondo resta un’analisi approfondita dei contributi intellettuali di alcuni tra i principali esponenti dell’antifascismo (a partire dallo stesso Basso), in primo piano si delineano i momenti che segnarono la formazione della società segreta alla fine degli anni Venti. L’interesse dell’autore è infatti di ripercorrere le tappe attraverso cui essa si consolidò e di farlo, in modo originale, seguendo l’itinerario percorso da Basso tra Milano e Napoli al fine di dar vita a una nuova associazione capace di superare «vecchi clichés», e di «rappresentare un momento nuovo della lotta di classe» (p. 63), in accordo con una analisi articolata del fascismo, non riconducibile alla parentesi crociana.

Chiara Giorgi