SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Welfare State e socialdemocrazia. Cultura, programmi e realizzazioni in Europa occidentale dal 1945 ad oggi

Giovanni Silei

Lacaita, Manduria-Bari-Roma 2000

Il saggio si inserisce in un filone di studi sullo stato sociale che anche in Italia ha dato negli anni scorsi risultati pregevoli (Paci, Ferrera, Bartocci) grazie a un solido impianto comparativo di approccio al tema, di ricerca delle fonti, di valutazione di dati e modelli. Con sicurezza (notevole in uno studioso ancora giovane) l'autore scinde fin dalle prime pagine la storia del Welfare State europeo da quella del movimento operaio: la prima non esaurisce affatto la seconda e anzi contiene motivi ispiratori (si pensi alle sue origini bismarckiane in Germania) ad essa estranei, se non addirittura antagonistici. L'autore si muove quindi in una prospettiva "sincretica" che utilizza gli spunti delle ricerche più recenti e innovative in materia (Baldwin, Giddens, Klausen) per fornire un quadro ampio delle spinte che stanno alla base delle diverse legislazioni sociali nazionali: un processo di state-building più o meno curvato in senso corporativo, la contrattazione più o meno regolata con i gruppi sociali interessati a ripartire gli oneri assicurativi, la diffusione delle categorie mentali tipicamente moderne di rischio e previdenza. L'attenta ricognizione dei casi nazionali si concentra in modo particolare sulle esperienze scandinave di coalizioni governative "rosso-verdi" (cioè fondate sull'alleanza tra partiti operai e partiti contadini), che indirizzano precocemente i modelli di stato sociale in senso universalistico legandoli alla fiscalità generale e al patto di cittadinanza piuttosto che alla contribuzione frammentata per categorie professionali. Ma vengono messi a raffronto anche programmi e realizzazioni di altri grandi partiti della sinistra europea (Labour, Spd, Sfio) che appaiono invece maggiormente legati a un modello corporativo di stato sociale, originato da un più difficile raccordo tra città e campagna, tra interessi operai e interessi agrari. Ne esce un quadro sfaccettato, assai più ricco e contrastato del percorso unilineare ed evolutivo delineato da Marshall tra riconoscimento dei diritti civili, estensione crescente dei diritti politici, battaglia per la legittimazione dei diritti sociali. Il lungo capitolo dedicato all'offensiva liberistica degli anni ottanta chiarisce bene come questo modello interpretativo whig corrisponda solo in parte a una realtà che oggi si presenta sotto le forme di una crisi pratica (invecchiamento demografico, conseguente contrazione delle risorse) e teorica (statalismo sinonimo di inefficienza) del Welfare State. Il libro si conclude con un efficace inventario dei problemi aperti di fronte al modello europeo di stato sociale: in particolare quello di una spesa sociale entro la quale i sistemi pensionistici prevalgono in misura crescente sui sistemi sanitari e formativi (sperequazione particolarmente accentuata in Italia). In modo molto chiaro Silei mette in evidenza come questa contraddizione emerga da un passato più che secolare e al tempo stesso ponga una seria ipoteca sul futuro dell'intero continente.


Giovanni Gozzini