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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Antifascisti nel cuore dell'Emilia. Consenso, dissenso e repressione in una comunità locale durante il fascismo. Castelfranco Emilia 1920-1943

Giovanni Taurasi

Modena, Edizioni Artestampa, pp. 416, s.i.p. 2002

Sostanzialmente il volume è formato da due distinte parti, legate territorialmente da Castelfranco Emilia, un comune di poco inferiore ai ventimila abitanti al confine fra le province di Bologna e Modena (fu trasferito dall'una all'altra alla fine degli anni Venti). Nella prima (pp. 33-277), si analizza la storia sociale del territorio negli anni del regime fascista, con particolare attenzione alla evoluzione del dissenso e del consenso fra la popolazione; nella seconda (pp. 279-394), si ricostruiscono le vicende degli antifascisti detenuti a Forte Urbano, uno dei tre penitenziari che (dal 1932, con Civitavecchia e Fossano) fu destinato ad ospitare la maggior parte degli oppositori politici al regime. Fra costoro, ricordiamo Vittorio Foa, Umberto Terracini, Celeste Negarville, Giovanni Roveda, Rodolfo Morandi, Franco Antonicelli e Claudio Pavone. Un elenco con 1200 nominativi è pubblicato alle pp. 395-402, seguito (pp. 402-407) dai 708 Detenuti comuni, politici e razziali transitati per il Forte Urbano tratti dal Registro del 1944, prima che esso fosse reso inagibile da un bombardamento il 17 settembre di quell'anno. Si parte, dunque, con lo studio della "organizzazione dei primi nuclei antifascisti, il consolidarsi e poi lo sgretolarsi del consenso fascista, le dinamiche sociali, la costruzione delle formazioni politiche clandestine, gli effetti del Regime sulla società castelfranchese, l'oppressione, ma anche la modernizzazione degli anni Venti e Trenta: insomma, come suggerisce la storiografia più attenta, l'analisi di fascismo e antifascismo come termini strettamente correlati di un'unica vicenda, quella dell'Italia tra le due guerre, e non come generi storiograficamente distinti" (pp. 31-2). Fra gli antifascisti locali, particolarmente rilevanti le figure di Bruno Tubertini (pp. 247-55) e Corrado Balugani (pp. 261-6), entrambi attivi attraverso le organizzazioni sindacali fasciste e il primo (un ebanista) strettamente collegato al gruppo di operai e studenti che si era formato culturalmente e politicamente frequentando nei giorni festivi i gruppi di dibattito che erano stati organizzati all'interno della Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bologna, un fenomeno già studiato ma del quale non è mai stata messa in evidenza la influenza ? non sempre correlata direttamente ai partiti clandestini ? su un ampio contesto del territorio regionale. Per quanto riguarda le vicende di Forte Urbano, siamo di fronte alla prima analisi ?completa? della vita in un carcere politico fascista, che Taurasi è riuscito ad analizzare utilizzando la ampia memorialistica esistente e il materiale archivistico frammentario conservato presso l'ACS. Se molto è già noto, soprattutto in relazione alla funzione ?educativa? della detenzione (che gli stessi protagonisti hanno definito ?Università?), resta comunque rilevante un quadro di riferimento generale, la ricostruzione attenta e minuziosa della quotidianità e la atmosfera invero soffocante di convivenze forzate durate a volte oltre un decennio in un ambiente tutt'altro che confortante.


Luciano Casali