SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Benedetto Croce e altri ancora

Girolamo Cotroneo

Soveria Mannelli (Cz), Rubbettino, pp. 229, euro 12,50 2005

Il volume raccoglie dieci saggi sparsamente editi in occasione di varie celebrazioni legate ai due massimi protagonisti dell'idealismo italiano (cinquantenario della morte di Croce, centenario della sua Estetica, sessantenario della morte di Gentile; non sono indicate le sedi in cui comparvero in origine i diversi saggi, e di uno, quello su F. Battaglia, è detto che appartiene ad altra temperie). Dunque, Croce è al centro tanto dei cinque saggi che costituiscono la prima parte del volume, e che prendono direttamente a oggetto temi specifici nell'opera del filosofo napoletano, quanto di quelli della seconda parte dove invece si discutono altri momenti e figure del panorama della filosofia italiana del '900, ma sempre in relazione al confronto che negli autori presi in considerazione si instaurò con la filosofia crociana. I cinque saggi specificamente ?crociani? meriterebbero di essere discussi partitamente, nei risultati a cui pervengono ma anche nel metodo, che è bensì di piana e quasi didascalica riesposizione, con largo spazio alle citazioni, ma senza evitare certi nodi interpretativi più problematici. In questa sede ci si limita a indicare il particolare rilievo dei primi due studi, che mettono a fuoco il metodo crociano nella storiografia filosofica, e poi anche gli esiti che, coerentemente con tale metodo, Croce conseguì sul piano della concreta storiografia. A dispetto delle apparenze e di giudizi vulgati, la sua impostazione fu fortemente antihegeliana, guidata cioè dal sostanziale rifiuto di un problema unico o fondamentale nella storia della filosofia, come invece era ancora nel caso dello spaventiano Gentile. Donde la conseguenza che per Croce non può darsi storia generale della filosofia ma solo storia di problemi particolari. Da questa concezione l'autore fa giustamente discendere l'interesse crociano, indagato nel secondo saggio, per i cosiddetti ?minori?, che quando mettano a fuoco un autentico problema filosofico non sono affatto tali, seppur irregolari o esterni nei confronti di tradizioni accademiche consolidate, come fu il caso di Machiavelli o Pascal o Hamman o Jacobi. In effetti, chiarisce l'autore, ?non esistono per Croce filosofi ?maggiori' o ?minori' ? quindi nemmeno ?originali' e ?non originali' ? ma problemi essenziali e problemi secondari, se non addirittura ?problemi' e ?non problemi'? (pp. 60-61). Minore ma non assente il rilievo di Croce nella seconda parte del volume: rilievo diverso ma pur sempre decisivo. Che si tratti infatti della formazione di Labriola con il suo approdo al marxismo, che per l'autore avvenne in primo luogo per uno stimolo pratico e solo in seguito si tramutò in un interesse teorico (pp. 121-35); o del rapporto non facile, anche sul piano umano e personale, dello stesso Labriola con il giovane Croce, con la profonda disillusione che patì per il ?disimpegno? dalla politica del giovane amico (pp. 137-51); che si tratti ancora del senso che riveste il cosiddetto ?ritorno? di Gentile nella cultura italiana del secondo '900, qui giudicato non veramente motivato da una autentica necessità di confronto filosofico (pp. 153-71); o ancora dei profili di F. Battaglia e di A. Banfi, Croce è sempre in qualche modo uno snodo decisivo nella ricostruzione di queste vicende intellettuali.


Emanuele Cutinelli-Rendina