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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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In cerca del padre. Storia dell’identità paterna in età contemporanea

Giulia Galeotti

Roma-Bari, Laterza, X-266 pp., euro 20,00 2009

Nel panorama editoriale italiano non sono molte le ricerche sulla figura paterna che abbiano pretese di scientificità. Questo volume offre una prima e preziosa ricostruzione d’insieme, dalla Rivoluzione francese ai nostri giorni, dell’evoluzione storica della nozione di paternità, affidata prima al diritto, poi alla natura e quindi ancora a una variegata disciplina giuridica chiamata a rispondere ai problemi sollevati dalle tecniche di fecondazione assistita. Attraverso l’analisi delle codificazioni europee e delle sentenze emesse da tribunali italiani, attingendo alla letteratura e dando conto dei progressi scientifici l’a. disegna i campi di tensione che hanno segnato la genitorialità maschile, l’essere e il sentirsi padre di un nato da corpo di donna.In mancanza di prove biologiche, sino a tempi recenti l’attribuzione della paternità è stata una «presunzione giuridica» (p. VII) connessa alla volontà dell’uomo e svincolata dal concepimento, benché il diritto canonico avesse riconosciuto una responsabilità maschile nella «consumazione». Recuperando e accentuando il modello volontaristico romano, il Codice napoleonico istituì la paternità con uno «stratagemma normativo» adottato anche dal Codice civile italiano del 1865: contraendo matrimonio, l’uomo si «prericonosceva» padre dei figli nati al suo interno (p. 19). Si era padri perché sposati e non si dava paternità legittima fuori dal matrimonio, da qui il divieto di ricerca della paternità, ammessa solo in caso di ratto e stupro, e l’interdizione al riconoscimento dei nati da relazioni extraconiugali. Un impianto che faceva cadere sulle donne il peso della generazione e sui figli illegittimi le colpe dei padri. Tuttavia l’a. rileva una certa larghezza dei tribunali italiani nell’attribuire la paternità in presenza di abuso violento (casistica accresciuta dal Codice del 1942) e il mantenimento degli illegittimi, senza riconoscimento, nei casi in cui la filiazione venisse comprovata, una tendenza che favorì il paradossale fenomeno di tanti «non padri» che fornivano alimenti ad altrettanti «non figli» (p. 90). A muovere i giudici era un intento punitivo e disciplinante, la volontà d’indurre gli uomini al rispetto dell’ordine familiare. Il diritto, quindi, come dispositivo normativo le cui origini sessuate non schermavano i comportamenti maschili infine legati all’«oggettività» del ruolo paterno (p. 214) dalla capacità di attestare il vincolo biologico attraverso le analisi ematologiche e genetiche, ammesse dal nuovo diritto di famiglia del 1975 che ha abrogato la nozione di illegittimità.Come osserva l’a., la convergenza tra diritto e natura è stata però di breve durata a causa degli stessi progressi scientifici, in particolare della fecondazione eterologa, che ha rimesso in discussione il «binomio corpo-genitore» (p. 229) nella definizione della paternità, riportando in auge il valore della scelta genitoriale. Un andamento non lineare che, in sede di ricerca storica, dovrebbe aiutare a scongiurare la tentazione - qui a tratti percepita - di leggere i rapporti genitoriali, maschili e femminili, con la lente della corrispondenza o meno a un «dato naturale» (p. 202).


Catia Papa