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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Governare la televisione? Politica e TV in Europa negli anni Cinquanta-Sessanta

Giulia Guazzaloca (a cura di)

Prefazione di Paolo Pombeni, Reggio Emilia, Diabasis, 220 pp., Euro 16,00 2007

I sei saggi compresi nel volume - che traggono origine dall'omonimo convegno internazionale svoltosi presso il Dipartimento di Politica, Istituzioni, Storia dell'Università di Bologna nel maggio 2004 - propongono uno sguardo comparato sullo sviluppo dei sistemi di broadcasting in alcune delle principali nazioni europee; uno sguardo attento, in primo luogo, al rapporto tra il medium e la democrazia. L'insieme degli studi sui modelli di gestione e di controllo adottati sin dall'avvio delle trasmissioni televisive regolari fa emergere la comune concezione europea del sistema radiotelevisivo come «?servizio pubblico" controllato, direttamente o indirettamente, dallo Stato» (Guazzaloca, p. 23). Convitato di pietra è il sistema televisivo americano il cui modello commerciale e di «flusso» è stato oggetto di ampia discussione e confronto e al quale la cultura dominante nel Vecchio continente ha contrapposto il modello del «monopolio». Tuttavia tale contrapposizione - come evidenzia Guazzaloca nella Introduzione - non era così netta, per la forza di attrazione che esercitò la televisione americana sia in termini tecnici che culturali. Così lo stesso «modello europeo» è stato in realtà coniugato in forme molto diverse, forme «profondamente condizionate dal substrato politico-culturale e dai reali rapporti di forza - tra partiti, istituzioni e società - presenti in ciascuna realtà nazionale» (Guazzaloca, p. 22).I saggi affrontano in successione: il caso olandese, il cui modello «pluralista» era stato sottoposto a profonde critiche nel dibattito politico interno (Susan Aasman); il broadcasting britannico e la sua difficile gestazione (Lawrence Black); le televisioni francese (Evelyne Cohen) e italiana (Guazzaloca), che hanno condiviso il monopolio pubblico sotto il diretto controllo governativo; ancora il caso francese visto attraverso la lente del maggio '68 (Marie-Françoise Lévy); chiude la serie di saggi il confronto tra le due Germanie (Jürgen Michael Schulz). In appendice sono riportate le testimonianze di Adolfo Battaglia, Giorgio Bogi, Franco Chiarenza ed Emilio Rossi.Delle diverse modalità di controllo e di gestione dei sistemi radiotelevisivi proposte dal panorama europeo restano le numerose analogie che Pombeni, nella Prefazione, fa derivare dalle comuni radici storiche e culturali «del fenomeno del passaggio della ?questione pedagogica" da una sfera riguardante più che altro il lato morale e l'inserzione del singolo nelle sue comunità naturali di appartenenza a una sfera che toccava direttamente la formazione alla cittadinanza nazionale» (p. 13). È dunque all'interno dei processi di nazionalizzazione che si rintraccia il retroterra culturale che definirà gli atteggiamenti e le politiche intorno alla «questione televisiva» e che determinerà, tra l'altro, anche la linea di continuità fra il sistema radiofonico e quello televisivo.Tra i meriti del volume si può annoverare quello di contribuire a spostare l'attenzione sul rapporto tra televisione e politica dal fronte della comunicazione, ovvero prevalentemente il tema del controllo e della manipolazione, a quello della storia dei sistemi politici.


Giancarlo Monina