SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Fine secolo. Gli intellettuali italiani e inglesi e la crisi tra Otto e Novecento

Giulia Guazzaloca

Bologna, il Mulino, pp. 338, euro 24,00 2004

In una storiografia come quella politica italiana povera di analisi comparative, risulta particolarmente utile il volume di Giulia Guazzaloca (giovane studiosa del Dipartimento di Politica, istituzioni, storia dell'Università di Bologna) rivolto a mettere a confronto il dibattito che in Italia e Gran Bretagna accompagnò le trasformazioni tra Ottocento e Novecento dei sistemi politici dei due paesi. Sin troppo evidenti a questo riguardo le differenze tra Gran Bretagna e Italia ? l'una ben avanti lungo la strada del costituzionalismo liberale, l'altra solo da qualche decennio avviata in direzione del governo parlamentare ? ciò che non impedì però, a tutti e due i paesi, di essere attraversati da una crisi profonda dei rispettivi equilibri politico-costituzionali. Anche se poi la crisi ebbe esiti diversi, e solo per la Gran Bretagna si risolse in un consolidamento delle istituzioni democratiche. Il fattore di sollecitazione fu comunque, in entrambi i casi, la presenza incombente delle masse organizzate: da ciò la spinta all'allargamento delle basi della rappresentanza. Anche in Gran Bretagna come in Italia la discussione sulla necessità di adeguare meccanismi politici e forme istituzionali del costituzionalismo liberale si sviluppò a partire dall'ultimo decennio del secolo, ma fu solo negli anni precedenti la prima guerra mondiale che una crisi vera e propria prese forma, trovando una soluzione nel Parliament Act del 1911 e nella conseguente definitiva affermazione del primato della Camera elettiva. Giulia Guazzaloca analizza in maniera puntuale e allo stesso tempo brillante la discussione che accompagnò la crisi politico-costituzionale del 1909-11, a partire dalla presentazione nel 1909 da parte di Lloyd George di un bilancio volto a finanziare le riforme sociali e che introduceva forme di tassazione progressiva. Avrebbe probabilmente giovato all'analisi una più dettagliata considerazione di altri fattori di crisi presenti in questi stessi anni ? il radicalizzarsi delle lotte operaie (il Labour Unrest), il movimento suffragista e soprattutto la prospettiva dell'introduzione dell'Home Rule che parve per un momento portare il paese sulla soglia della guerra civile. Ognuna di queste circostanze conteneva, anche se in misura e con motivazioni diverse, elementi di sfida nei confronti del sistema politico tradizionale. Così come la nascita nel 1900 del Labour Representation Committee (dal 1906 Labour Party) era di per se stessa un fattore di destabilizzazione del classico assetto bipartitico. Diversi gli esiti della crisi nel caso italiano. Respinto il tentativo di fine secolo di modificare gli equilibri istituzionali in senso antiparlamentare, si affermò un sistema di governo, quello giolittiano, che, per quanto allargasse le basi del consenso e della legittimazione democratici, non seppe affrontare ?il problema del ruolo e dei poteri della Corona?, e lasciò in vita ?una forma di governo ibrida, a metà tra quella parlamentare di matrice anglossassone e quella costituzionale pura? (p. 311). Con conseguenze nefaste per gli sviluppi politici successivi.


Luciano Marrocu