SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Gramsci e la storia d’Italia

Giuliano Albarani et al.

Milano, Unicopli, 268 pp., euro 15,00 2008

Il volume, che rientra fra i titoli prodotti sulla scia del 70° anniversario della morte di Gramsci, presenta un elevato grado di eterogeneità. Eterogeneità innanzitutto per la provenienza degli scritti compresi nella silloge: il nucleo principale è costituito da interventi a un convegno organizzato a Milano dal Centro «Filippo Buonarroti», appunto in occasione dell’anno gramsciano; frammisti ad essi vengono riproposti saggi risalenti molto indietro nel tempo di due classici interpreti del pensiero di Gramsci, Nicola Badaloni ed Eugenio Garin, e alcune pagine della pionieristica Storia del Pci di Giorgio Galli. A conclusione del tutto è ristampato il testo di un opuscolo su Gramsci tra idealismo crociano e materialismo marxista, derivante da una conferenza tenuta nel 1997 da una delle fondatrici del Circolo Buonarroti, Angela Stevani Colantoni. L’eterogeneità risalta ancor più se si considerano le letture dell’itinerario intellettuale di Gramsci, un buon numero delle quali si caratterizza per l’insistenza sulla componente idealistica del pensiero di Gramsci, sulla sua distanza dal materialismo, sull’incomprensione di Marx, sui molteplici errori politici determinati dalla malcerta e parziale assimilazione del leninismo da parte di Gramsci. Se si fa eccezione per lo scritto di Marco Vanzulli su Gramsci e Labriola, che quanto meno innesta le sue argomentazioni critiche su una buona conoscenza di prima mano dei testi, gli altri che si muovono su quella lunghezza d’onda non fanno che ripetere in modo stereotipato i motivi della più scontata polemica di stile bordighista all’indirizzo dell’ordinovismo e del centrismo gramsciano, trovando poi nei Quaderni del carcere la conferma di tutti i sospetti di Bordiga e della sinistra comunista sulla reale consistenza del comunismo di Gramsci.Il contrasto con le analisi, pur diverse tra loro, di Badaloni e Garin non potrebbe essere più stridente, e vien da credere che l’inserimento dei testi dei due studiosi sia stata una scelta editoriale per riequilibrare il quadro. Tra i partecipanti al convegno milanese, infatti, il solo Giuseppe Cospito, propone una visione del rapporto tra Gramsci e Marx in chiave di «ritorno a Marx», anziché di distacco, anche in base alla sua esperienza di curatore del primo volume dell’Edizione nazionale delle opere di Antonio Gramsci, dedicato ai Quaderni di traduzione, riempiti in buona parte da esercizi su testi di Marx. In questa mescolanza di accenti e di temi, a restare aderenti al titolo del volume sono alla fin fine solo gli interventi di Marzio Zanantoni e Giuliano Albarani. Il primo si sofferma sulla trattazione da parte di Gramsci del problema storico della nazione italiana e degli aspetti del carattere nazionale; il secondo svolge interessanti considerazioni sulla possibilità di leggere i giudizi di Gramsci a proposito della borghesia risorgimentale, della sua egemonia culturale e delle sue alleanze sociali, come un monito e un’indicazione per il futuro della politica della classe operaia.


Leonardo Rapone