SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Crescita senza sviluppo. L'economia marittima della Venezia Giulia tra Impero asburgico ed autarchia (1914-1936)

Giulio Mellinato

San Canzian d'Isonzo (Go), Edizioni del Consorzio Culturale del Monfalconese, pp 2001

Giulio Mellinato, dottore di ricerca, inserito come insegnante comandato nella rete degli istituti storici della Resistenza, prende in esame le dinamiche degli elementi costitutivi ? armamento, cantieristica navale e attività portuali ? dell'economia marittima giuliana nel primo quarantennio del Novecento. Il lavoro, basato su una documentazione primaria di varia provenienza e sull'approccio critico alle risultanze di una abbondante pubblicistica, si sviluppa su sei capitoli ed è corredato di una sostanziosa appendice statistica. La ricostruzione delle vicende, illustrate con una scorrevolezza espositiva che non assottiglia l'analisi quantitativa né i contenuti interpretativi, prende le mosse dal periodo compreso tra la fine dell'Ottocento e la Grande Guerra, quando, stimolato dalle politiche statali di riarmo navale e nel quadro di stretti legami tra le aziende e il sistema finanziario viennese, si verifica il grande balzo in avanti dell'economia marittima regionale. Nei decenni successivi, l'annessione all'Italia non determina alcuna sostanziale variazione di queste coordinate di fondo. Attraverso la studio del complesso intreccio di rapporti tra i tre attori presi in considerazione ? il ceto imprenditoriale locale, di cui si tratteggiano efficacemente la fisionomia culturale e gli orientamenti operativi, il sistema creditizio e gli apparati statali, l'Austria-Ungheria prima e Italia poi ? l'autore si propone di rispondere all'interrogativo da cui è scaturita la ricerca. ?Come mai un'economia così dinamica, prospera [?] non riuscì più, dopo il 1918, non solo a resistere alla concorrenza di altri sistemi economici, ma neppure a mantenere i livelli raggiunti nel 1914?? (p. 20). Nel primo dopoguerra infatti, la compagine produttiva di Trieste e dell'area giuliana, esauritisi i vantaggi competitivi dovuti alla posizione di principale sbocco sul mare dell'Impero asburgico, entra, nonostante i tentativi di rilancio degli anni venti, in una fase di lento ma inarrestabile declino. Il mancato acclimatamento di una cultura industriale che accantoni gli elementi di matrice tradizionale, l'incapacità del ceto imprenditoriale di dare vita a nuove esperienze di sviluppo e ad una diversificazione produttiva, sfocia, nel 1936, anno di proclamazione dell'autarchia, nell'assorbimento delle grandi aziende regionali da parte dell'Iri. I pregi del libro, tra cui, e non ultimo, quello di focalizzare l'attenzione su un settore, l'economia marittima, non tra i più frequentati dalla contemporaneistica italiana, avrebbero potuto trovare un'ulteriore valorizzazione dalla presenza di un apparato di indici analitici che, oltre ad esplicitare la ricchezza dei contenuti, ne avrebbe certamente reso più agevole e immediato l'utilizzo storiografico.


M. Elisabetta Tonizzi