SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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?Io sono Crispi?. Adua, 1 marzo 1896: governo forte. Fallimento di un progetto

Giuseppe Astuto

Bologna, il Mulino, pp. 210, euro 18,50 2005

L'interesse della storiografia nei confronti di Crispi non conosce soste. Il fenomeno d'altronde non sorprende, perché è ormai chiaro come la parabola politica del vecchio mazziniano ?caduto? tra le alture di Adua contenga alcune delle principali chiavi interpretative del mutamento di prospettiva della cultura liberale italiana. Quella presentata da Astuto nella collana ?Le grandi date della storia costituzionale? è soprattutto un'efficace sintesi del percorso politico di Crispi e del suo peso nell'ambito della vita pubblica nazionale. Tra le file dei cospiratori, prima, dai banchi dell'opposizione come da quelli del governo, poi, le posizioni del politico di Ribera hanno sempre lasciato un segno, spesso indelebile, non solo nella storia politico-istituzionale dell'Italia liberale ma anche, se non soprattutto, in quella della cultura politica; cosa che, peraltro, dopo la sua morte, gli è stata ampiamente riconosciuta dai movimenti nazionalisti e dallo stesso regime fascista. Crispi è il primo leader politico che sfida l'assetto costituzionale costruitosi lentamente attorno al progetto cavouriano. È il primo che cerca di forzare le regole del gioco in nome di una politica ?del fare? che non sopporta critiche legittimandosi in una visione giacobina dei patrii destini a cui solo lui, in virtù della propria peculiare biografia patriottica, può accedere. ?Io sono Crispi? è dunque un'espressione che sintetizza felicemente la lunga parabola politica dell'irascibile e ombroso statista siciliano, il quale sembra ascrivibile, per Astuto, più alla categoria dei mitomani che a quella, già nota ai suoi contemporanei, dei megalomani. Significativo, peraltro, delle profonde trasformazioni in corso nell'ultimo ventennio del XIX secolo è il fatto che l'uomo a cui si deve la gigantesca e fondamentale opera di modernizzazione amministrativa, approvata grazie all'appoggio incondizionato di una delle più estese maggioranze parlamentari della storia dell'Italia liberale, dovesse poi cadere politicamente su un disperato e irrazionale tentativo di espansione coloniale a cui il Parlamento non aderì mai. La convinzione di essere il garante del sistema favorì in Crispi la nascita di quell'insofferenza verso il sindacato parlamentare che mai aveva avuto una sponda così autorevole anche di fronte alla Corona. Adua, la pietra tombale della carriera politica di Crispi, diventa quindi, non a caso, il punto di svolta, il simbolo di una frattura interna alla classe dirigente liberale che non sarà più risanata. La questione confusa e pasticciata del ?governo forte?, così come l'aveva proposta antico leader della Sinistra storica, personalizzandola su se stesso, tornerà a riproporsi nell'interpretazione nazionalista dello ?Stato forte?, quando ormai non c'era più un Crispi a proporsi come vivente e ?democratico? cortocircuito della modernizzazione del sistema istituzionale.


Fulvio Cammarano