SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Fare opinione. Rocco De Zerbi e Napoli nell'Italia postunitaria

Giuseppe Civile

Napoli, Dante & Descartes, pp. 204, euro 15,00 2005

Rocco De Zerbi è una delle tante figure dell'Ottocento italiano ingiustamente relegate tra i protagonisti ?minori?. L'autore chiarisce subito che il suo obiettivo non è quello di scrivere una biografia su questa poliedrica e interessante figura di politico e giornalista, sulla quale in passato si erano soffermati Candeloro, Asor Rosa, Romanelli e Barbagallo. Il suo intento è piuttosto quello di usare De Zerbi per una ricerca sulla ?domanda di opinione? che, prima dell'avvento dei partiti di massa, viene sostanzialmente evasa da una stampa in rapida espansione in tutte le aree del paese, Sud compreso. Civile si propone di analizzare i modi, i temi e i linguaggi di questo processo a partire dall'esperienza di De Zerbi che indubbiamente rappresenta un caso non comune tra gli esponenti della classe dirigente liberale. Il contesto della ricerca è quello della città di Napoli, lo spazio pubblico dove per parecchi decenni Rocco De Zerbi svolse un ruolo di primo piano nella vita politica e culturale. Nel primo capitolo l'autore ne tratteggia un profilo biografico nel quale cerca di evidenziarne le doti di comunicatore, l'estrema versatilità e la capacità di adattarsi a diversi tipi di pubblico, usando differenti registri linguistici e tecniche oratorie che si manifestano nell'attività di conferenziere e in articoli di argomento storico e letterario. Il secondo capitolo esamina, invece, alcuni esempi di comunicazione alta: l'autore si concentra in questo caso su un articolo apparso ne «La Nuova Antologia» e su alcuni discorsi elettorali. Con il terzo capitolo, quello meglio riuscito, l'attenzione si sposta sulle pagine de «Il Piccolo», il quotidiano fondato e diretto da De Zerbi, con l'intenzione di scomporre e analizzare l'immagine della città che emerge dalle pagine della cronaca cittadina. L'ultimo capitolo ruota attorno alla vicenda dell'epidemia colerica del 1884. Un evento di eccezionale gravità che mise in ginocchio quella società borghese che controllava i circuiti della politica: società che, stando alle descrizioni del giornale, era prevalentemente dedita alle attività di loisir, è che si trova nelle condizioni di dover fare i conti con problemi fino ad allora ignorati.


Renato Camurri