SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La città e il tribunale. Diritto, pratica giudiziaria e società napoletana tra Ottocento e Novecento

Giuseppe Civile, Giulio Machetti (a cura di)

Napoli, Dante & Descartes, pp. 459, euro 18,00 2004

Il volume ci consente di prendere atto dei risultati conseguiti da un gruppo di ricerca napoletano che ha visto la collaborazione tra due archivisti e sette storici, compresi i curatori. L'idea di valorizzare le carte relative ai processi penali conservate presso l'Archivio di Stato di Napoli mi sembra importante, e i risultati sono buoni, sia pure con quel tanto di eterogeneità che non può non condizionare un'opera collettanea di questo genere. Presentiamo i saggi e, sinteticamente, il loro contenuto. Felicita De Negri e Raffaella Nicodemo descrivono le fonti napoletane sotto il profilo archivistico. Luciano Martone scrive del ruolo dei giurati nel processo penale; Marco Armiero di conflitti in campo ambientale. M. Rosaria De Rosa analizza un processo per bancarotta; Girolamo Imbruglia un procedimento giudiziario contro una scuola napoletana, vicenda nella quale troviamo schierato nientemeno che Benedetto Croce. Marcella Marmo ritorna con sintesi efficace su temi già da lei trattati negli ultimi anni: la fattispecie penale dell'associazione a delinquere rappresenta uno strumento di difficile utilizzazione nell'Italia otto-novecentesca, e la diffidenza verso di esso della cultura giuridica liberale si mostra talora pretestuosa, talora in qualche modo giustificata. Nel processo Cuocolo, ad esempio, è difficile discernere la realtà dalla montatura poliziesca e dalla rappresentazione mediatica; per quanto proprio da questa vicenda si aprano squarci rivelatori sulla delinquenza organizzata di tipo camorristico ad inizio secolo. I due saggi dei curatori sono quelli che possono interessare di più chi si aspetta dalle fonti processuali spaccati di vita quotidiana e in particolare di microfisica del potere. In essi si parla di diffamazione a mezzo stampa, informazione, sistema politico. Giuseppe Civile ricostruisce vari processi di questa natura. Contro «Il Mattino» sembra sia vano opporre querela da parte dei diffamati perché con ogni genere di espedienti Scarfoglio e compagni escono regolarmente puliti anche da situazioni in apparenza senza uscita. Non altrettanto fortunato è invece il giornale repubblicano partenopeo «1799», che prova a emulare le gesta dei confratelli socialisti de «La Propaganda» scagliandosi contro politici corrotti e loro galoppini. Tragico è l'esito di una di queste battaglie per il direttore responsabile, Eduardo Giacchetti, ?tappezziere col consueto certificato di povertà? che viene condannato per diffamazione a parecchi mesi di carcere, dove muore a quarantadue anni (p. 284). «1799», come racconta Giulio Machetti nel suo saggio, ha accusato nel 1901 il deputato ?costituzionale? Gennaro Aliberti di aver commesso varie irregolarità, e in particolare di essere l'organizzatore occulto del lotto clandestino gestito dei camorristi: accuse confermate da varie fonti, anche di parte governativa, ma che nondimeno portano il giornalista-tappezziere alla condanna e alla morte. Noi, per parte nostra, da storie di questo genere comprendiamo come funziona la macchina politica, quali argomenti siano utilizzati per legittimarne le gesta, quant'è arduo attaccarla nelle aule giudiziarie, e come la giustizia non sempre sia giusta.


Salvatore Lupo