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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Le società quotate alla Borsa Valori di Milano dal 1861 al 2000. Profili storici e titoli azionari

Giuseppe De Luca (a cura di)

Milano, Libri Scheiwiller, pp. 704, s.i.p. 2002

Il volume è una sorta di anatomia del capitalismo italiano attraverso la registrazione di tutte le società per azioni italiane quotate alla Borsa di Milano, la principale borsa italiana per società quotate e volume di affari dalla fine del XIX secolo. Per ogni società quotata viene fornita una scheda con informazioni sulla costituzione, l'eventuale cessazione, il capitale iniziale e la situazione patrimoniale al 2000, e una breve scheda storica. Ove disponibile viene riprodotta l'immagine del titolo azionario, e all'iconografia e alla simbologia presente sulle azioni è dedicato un interessante saggio introduttivo di Monica Amari. Questo lavoro conferma, senza ombra di dubbio, lo scarso peso che il mercato borsistico ha avuto nello sviluppo delle grandi società del nostro paese, e fa emergere l'importanza decisiva degli anni di inizio secolo, quando, dopo una fase di accelerato sviluppo e modernizzazione finanziaria, sembrò, per un breve volgere di anni, che il sistema capitalistico italiano, la finanza d'industria, si avviassero su un sentiero di sviluppo economico e istituzionale simile a quello dei maggiori paesi europei. Invece, a partire dalla crisi del 1907, iniziò una lunga involuzione del mercato borsistico, destinata a protrarsi, pur con momentanei recuperi, fino agli anni Novanta del XX secolo. Nella Borsa di Milano si registrano i tipici ?difetti? del capitalismo italiano del XX secolo: pochi grandi gruppi a base familiare, tendenza a costruire piramidi societarie per controllare con pochi capitali le imprese, scarso uso del mercato borsistico per il finanziamento industriale. Mentre una parte consistente del capitalismo mondiale faceva delle borse una fonte primaria di finanziamento (e in parte e con le dovute riserve di ?democrazia industriale?) il nostro paese ha limitato la funzione del mercato borsistico a luogo di scambio di pacchetti azionari, appendice di un capitalismo chiuso, fatto di poche grandi famiglie uindiQqQe di accordi fra gruppi ristretti per il controllo delle maggiori società quotate, mentre l'altra faccia del nostro capitalismo, piccole e medie imprese, neanche pensò di avvicinarsi a quel mercato. Nel puntuale saggio in cui Giuseppe De Luca presenta il lavoro, sono esposte ed intrecciate le due principali interpretazioni sulla natura della borsa valori italiana, quella che individua nei difetti della normativa e della governance della borsa italiana la genesi del suo declino, e l'opinione di chi sottolinea maggiormente il carattere riflesso della lunga stagnazione della Borsa di Milano, specchio degli assetti proprietari che il capitalismo italiano si è dato alla fine del boom economico giolittiano. Non possiamo ancora dire di essere giunti alla fine del dibattito che divide gli storici, ma certo quest'opera costituisce una base documentaria di cui si sentiva da molto tempo la necessità.


Alessandro Polsi