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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Angelo Sbardellotto. Vita, processo e morte dell'emigrante anarchico fucilato per l'?intenzione? di uccidere Mussolini

Giuseppe Galzerano

Casalvelino scalo (Sa), Galzerano editore, pp. 502, euro 25,00 2003

L'autore è un editore campano, appassionato e tenace, che si dedica da circa un trentennio a valorizzare temi storici regionali e libertari. Tra l'altro si è occupato di biografie di militanti anarchici come Gaetano Bresci e Giovanni Passannante. Questo volume si inserisce a pieno titolo nella storia dell'antifascismo militante. Infatti l'azione di Sbardellotto fu l'ultimo degli attentati contro il duce, iniziati nel 1925 e terminati nel 1932, anche se i progetti continuarono negli anni successivi. L'eliminazione fisica di Mussolini fu un obiettivo non solo di anarchici (Lucetti, Zamboni, e poi Schirru nel 1931), ma anche di formazioni democratiche (Zaniboni, Bovone). Queste forme estreme di attacco seguirono alla delusione di tutto l'ambiente antifascista per la mancata crisi risolutiva del regime dopo il delitto Matteotti: né improbabili rivolte popolari, né delegittimazione istituzionale avrebbero tolto di mezzo il dittatore e il suo sistema di potere. Su questo piano una maggior contestualizzazione storica dell'evento avrebbe migliorato il lavoro, peraltro assai minuzioso. Galzerano ha raccolto molte informazioni sull'ambiente umano da cui era sorto il giovane attentatore. La provincia di Belluno, con i suoi flussi di emigrazione economica diretta di frequente verso le miniere belghe, costituisce lo sfondo delle vicende tragiche di Sbardellotto che taglia i rapporti con la famiglia in seguito alle scelte radicali maturate nell'esilio. Dall'arresto dei primi del giugno 1932 in Piazza Venezia alla fucilazione a Forte Bravetta avvenuta pochi giorni dopo, le tappe della vicenda sono seguite attraverso la fitta documentazione poliziesca e i numerosi articoli della stampa fascista e di quella antifascista all'estero. In questo ambito gli organi anarchici più importanti si ritrovano a New York («L'Adunata dei Refrattari») e a Ginevra («Il Risveglio») dove risiedono notevoli comunità di libertari molto attenti alla situazione italiana. Se il tentativo di Michele Schirru, qui trattato solo di sfuggita, è il frutto dell'ambiente americano, quello di Sbardellotto appare come un gesto maturato in Europa. In particolare dai documenti d'archivio consultati emerge il ruolo cruciale di Emidio Recchioni che, a Londra, ha appoggiato costantemente le iniziative dei compagni. Il libro dà particolare rilievo alle fasi finali della biografia, quelle della condanna e dell'esecuzione del mancato attentatore. Il procuratore chiese al Tribunale Speciale ?non solo un atto di giustizia, ma anche un atto di difesa nazionale? (p. 213) attraverso una sentenza esemplare. Singolare e assai rivelatore appare poi il resoconto, scritto dal questore, della fucilazione: il condannato non presentò domanda di grazia e rifiutò l'assistenza religiosa con un ?contegno sprezzante, cinico, ributtante? che avrebbe ?suscitato profondo senso di disgusto nei presenti? (p. 249). Il corpo venne sepolto in luogo segreto, a dimostrazione della volontà di sopprimere anche la memoria del protagonista, celebrato da Aldo Garosci come ?l'ultimo degli eroi? (p. 313).


Claudio Venza