SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'eccezione americana. La politica estera statunitense dall'indipendenza alla guerra in Iraq

Giuseppe Mammarella

Roma, Carocci, pp. 260, euro 20,30 2005

Sull'eccezionalismo degli Stati Uniti molto è stato scritto. Negli anni si è affermata una vulgata storiografica che tende a ridimensionare la portata dell'eccezione statunitense, enfatizzando i legami tra l'Europa e gli Stati Uniti, evidenziando le tante interdipendenze transatlantiche e sottolineando come sia naturale, per qualsiasi nazionalismo, nutrirsi di una retorica e di un discorso fortemente eccezionalisti. Eppure è difficile negare che un'autorappresentazione eccezionalista abbia sempre condizionato il modo statunitense di relazionarsi agli altri Stati e di operare nel sistema internazionale. Il volume di Giuseppe Mammarella prende le mosse da questo aspetto, e dalle tante contraddizioni che esso concorre ad alimentare, per esaminare la storia della politica estera degli Stati Uniti dalle sue origini ai giorni nostri. L'?eccezione americana? evocata nel titolo costituisce sia la presunzione di eccezionalità che muove gli Stati Uniti sia l'oggettiva peculiarità della loro politica estera e di un progetto nazionalistico che da subito si connota per la sua ambizione universalistica; per la sua aspirazione ? ben espressa già nel Model Treaty del 1776 ? di trasformare le regole e le pratiche della politica internazionale. Il volume ripercorre le varie fasi della politica estera statunitense: quella rivoluzionaria; quella nazionalista; quella imperialista; e quella globalista del XX secolo. È alla prima e all'ultima, però, che l'autore riserva giustamente uno spazio maggiore, nel tentativo di mostrare la costante influenza esercitata sull'azione internazionale degli Stati Uniti dall'?ispirazione dei valori fondanti? (p. 16). Da un'opera che afferma la necessità di legare eccezionalismo e politica estera, sarebbe stato però lecito attendersi uno sforzo maggiore d'intrecciare le ideologie e le pratiche dell'azione internazionale statunitense: la storia delle idee e quella delle relazioni internazionali. Di fatto, il volume si limita a essere una sintetica storia diplomatica degli Stati Uniti: convenzionale, ancorché precisa, nel taglio e nella struttura; piuttosto datata per quanto riguarda la letteratura a cui fa riferimento. Del ricco dibattito storiografico dell'ultimo ventennio, e del fertile scambio interdisciplinare che questo ha prodotto, vi sono infatti poche tracce. Non vi sono cenni, ad esempio, alla recente riscoperta storiografica delle origini della politica estera del paese; non si menzionano le notevoli acquisizioni documentarie che a partire dai primi anni Novanta hanno trasformato lo studio della storia della guerra fredda (alla quale è pur sempre dedicato un terzo del volume); pochi sono i riferimenti aggiornati al dibattito storiografico, aspro e polarizzato, sulle varie fasi della competizione bipolare tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Quello che rimane è un'esposizione sommaria, anche se chiara, di alcuni dei principali passaggi della storia diplomatica degli Stati Uniti.


Mario Del Pero