SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La politica estera dell'Italia. Dallo Stato unitario ai giorni nostri

Giuseppe Mammarella, Paolo Cacace

Roma-Bari, Laterza, VII-332 pp., euro 20,00 2006

Da una coppia ormai consolidata di divulgatori di storia, arriva questo tentativo di fare il punto sulla vicenda della politica estera italiana lungo tutto l'arco della storia unitaria. Mammarella e Cacace hanno mandato in libreria da poco una sintesi di storia dell'integrazione europea, mentre il primo è noto per un fortunato e frequentemente riaggiornato profilo sull'Italia repubblicana e il secondo ha scritto già vent'anni or sono una prima sintesi sulla politica estera postbellica dell'Italia. Il libro ha una impostazione molto precisa e lineare: si basa su una visione strettamente storico-diplomatica dell'argomento «politica estera», che viene rigorosamente separato da qualsiasi ragionamento sulla storia generale e sulle questioni economiche, politiche o culturali che influiscono sul ruolo internazionale di un paese. La scelta è evidente anche solo da uno sguardo generale alle caratteristiche della ? pur necessaria ? selezione della bibliografia effettivamente utilizzata e citata, a prescindere da quella elencata alla fine del volume. I recenti sviluppi di un dibattito su categorie come «interdipendenza» e «integrazione » sono abbastanza marginali nell'ottica degli autori. Il rapporto con la politica interna fa capolino solo in alcuni momenti canonici (il dibattito sull'intervento del 1914-15), oppure come limite e contraddizione per l'autonomia della politica estera. In questa linea, si seguono gli avvenimenti in modo cronologicamente lineare, con una certa attenzione al dibattito storiografico. A parte ogni valutazione di singoli passaggi, le sezioni sull'Italia liberale e sul fascismo appaiono informate e scorrevoli, ancorché sintetiche. La parte preponderante, anche quantitativamente, è quella dedicata alla prima fase della storia postbellica, dal 1943 al 1955 (circa un quarto del volume): approccio che è debitore del dibattito scientifico, certamente più avanzato rispetto ad altri periodi, con una conseguente maggior mole bibliografica. La volontà di estremo aggiornamento, invece, fa apparire i due capitoli conclusivi, dedicati rispettivamente al 1989-2006 e alla stretta attualità, un discorso intrecciato tra narrazione cronachistica e tentazioni prescrittive. Gli autori non trascurano di fare emergere un giudizio complessivo che attraversa e caratterizza tutto il volume: la politica estera italiana sarebbe stata molto spesso inadeguata rispetto alla stessa storia di relativi successi dello Stato italiano nella sua parabola non lunga ma ormai consolidata (la debolezza di uno strumento militare, i limiti di competenza della classe dirigente e l'assenza di una forte identità e convergenza sugli interessi nazionali sono le motivazioni citate, anche se non sempre discusse). E non si trattengono nemmeno dal far emergere le loro valutazioni molto personali (a volte un po' riduttive) su alcuni passaggi di questa vicenda: spiccano in questa linea ad esempio alcune righe critiche dedicate al neoatlantismo o al cosiddetto «consociativismo».


Guido Formigoni