SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La politica estera italiana nell'era Andreotti (1972-1992)

Giuseppe Romeo

Rubbettino, Soveria Mannelli 2000

Un titolo impegnativo per un'impresa impegnativa: delineare i venti anni di politica estera italiana che hanno come protagonista la figura di Giulio Andreotti. Date le ridotte dimensioni del saggio, il tema viene affrontato non analiticamente, ma per grandi settori: I caratteri della politica estera di Giulio Andreotti; L'Italia e il Mediterraneo; Le grandi potenze e le Nazioni Unite; Andreotti e l'Europa; Ragionevolezza e razionalità. Il quadro è senza dubbio un quadro aderito: l'autore non nasconde la sua simpatia per la figura politica del senatore democristiano. Ma ciò che rende difficile andare oltre la percezione dell'empatia dell'autore per l'oggetto del suo narrare, è purtroppo una forma espressiva che privilegia la cripticità e il latinorum degli esperti a oltranza: "In ogni caso, il trend di globalizzazione delle relazioni internazionali che, ancorché nato all'interno della bipolarizzazione sistemica, maturerà nel mondo contemporaneo, sarà il processo che consentirà all'Italia di non essere più vincolata alla dimensione di 'potenza' quanto richiederà, al contrario, una ridefinizione 'politica' della capacità di essere attore internazionale e regionale in virtù della positività negoziale dello sforzo italiano nelle aree di interesse geopolitica e/o geoeconomico. Tutto ciò nella convinzione che lo sviluppo non sia più riconducibile ai soli fini nazionali ma vada ricercato nell'interdipendenza delle singole identità politiche, nella capacità di dialogo e nel ruolo svolto nel sistema relazionale" (pp. 121-122). Il che è uno scrivere difficile per affermare una cosa quasi ovvia: il termine dello stato-potenza inteso come monade e la sua interdipendenza "relazionale" che, nel caso dell'Italia, oscilla tra solidarietà atlantica e prospettiva europea. Scrivere difficile ed oscuro rende difficile pure leggere, ed è un peccato perché alcuni punti dell'analisi meriterebbero di essere agevolati da una forma più accessibile. Diverso invece il discorso per quanto riguarda la sezione dedicata all'Europa: in questo caso non siamo riusciti a trovarci d'accordo con una sola delle affermazioni di Romeo il quale, concentrato sul ruolo del suo oggetto di studio, dimentica talvolta il peso di altre variabili (come ad esempio il tentativo del Parlamento Europeo di varare, nel febbraio 1984, un progetto di trattato sull'Unione politica che verrà votato a larga maggioranza dall'Assemblea, e che influenzerà anche l'Atto Unico). La sezione dedicata a "Sigle e...alcune precisazioni" contiene degli errori piuttosto vistosi che non possono certo aumentare la benevolenza del lettore: la Cee che nasce con i fantomatici "Trattati di Messina" (p. 171); la Ced (Comunità Europea di Difesa) " nella Ueo (mentre si tratta di due progetti distinti e antagonisti, quanto meno nelle intenzioni) (p. 172); il Consiglio Europeo "rappresenta il Consiglio dei Ministri della Comunità Europea", mentre si tratta di due organi distinti e ben definiti (p. 172). L'importante è mantenere il buonumore: "Dottrina Breznev [...] Dottrina non più mantenuta nell'era Gorbaciov" (p. 173). Per fortuna.


Piero S. Graglia