SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Gli anarchici italiani dalla Grande Guerra al fascismo

Fabrizio Giulietti

Milano, Franco- Angeli, 199 pp., € 25,00 2015

Il volume esce nella collana diretta da Pietro Adamo e Giampietro Berti, tra i princi- pali studiosi italiani della storia del movimento e del pensiero anarchico. L’a. è un ricono- sciuto specialista di storia dell’anarchismo, che ha da tempo focalizzato l’attenzione delle sue ricerche sullo snodo giolittiano, sia in una dimensione locale-regionale (L’anarchismo napoletano agli inizi del Novecento, FrancoAngeli, 2008) sia soprattutto nazionale, con quella Storia degli anarchici italiani in età giolittiana (FrancoAngeli, 2012) che rappresen- ta probabilmente il suo lavoro più importante. Con questo libro, porta a compimento un percorso di ricerca sistematico sull’anarchismo italiano nella prima metà del ’900, ricongiungendo idealmente i lavori appena citati con la sua prima monografia, edita nel 2004 da Lacaita, nella quale tematizzò la lotta contro il fascismo. Nella sua ultima fatica, come già nello studio fondamentale del 2008, Giulietti ri- prende fin dal titolo l’intuizione che era stata di Pier Carlo Masini (Storia degli anarchici italiani: da Bakunin a Malatesta, Rizzoli, 1969) e cioè parlare di «storia degli anarchici» più che di «storia dell’anarchismo». Si tratta di un aspetto non meramente lessicale e for- male, ma sostanziale. Infatti, a fronte di una storiografia italiana nella quale non si può certo dire che l’applicazione del metodo biografico abbia forti tradizioni, gli studi storici sull’anarchismo mostrano una forte peculiarità: fin dai suoi albori, la storiografia sul mo- vimento anarchico ha riconosciuto come aspetto caratterizzante l’impegno a ricostruire l’intreccio dei percorsi biografici e militanti, per poi procedere, attraverso di essi, all’ana- lisi e all’approfondimento di aspetti più generali della storia del movimento collettivo. Questa peculiarità ha sicuramente a che vedere con il forte individualismo che caratterizza il movimento anarchico e con la mancanza di sistematicità delle sue strutture associative e organizzative; caratteristiche che solo con difficoltà offrirebbero allo storico appiglio per una indagine esclusivamente condotta sotto la visuale della storia di «partito». Non è un caso che Giulietti abbia partecipato alla recente «stagione dei dizionari biografici», che dopo l’uscita dell’importantissimo Dizionario biografico degli anarchici italiani (Bfs, 2003-2004), ha visto il positivo moltiplicarsi di analoghe opere a livello regionale. E tra i migliori esemplari di questa produzione è sicuramente da annoverare il suo Dizionario biografico degli anarchici piemontesi (Galzerano, 2013). Attraverso un uso intensivo degli archivi, e in particolare dei fondi del Ministero dell’Interno, Giulietti ricostruisce l’attività degli anarchici negli anni del primo conflit- to mondiale, il dibattito sulla guerra e la scissione intervenuta all’interno dell’Unione sindacale italiana. Si misura con i giudizi relativi alla Rivoluzione russa, con i problemi organizzativi legati alla nascita nel «biennio rosso» dell’Unione anarchica italiana e, conse- guentemente, con la politica delle alleanze, fino al «riflusso» dei primi anni ’20 e all’ascesa del fascismo.


Carlo De Maria