SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Gli imprendibili. Storia della colonna simbolo delle Brigate rosse

Andrea Casazza

Roma, DeriveApprodi, 493 pp., € 25,00 2013

Il libro di Casazza è un’inchiesta giornalistica sulla colonna genovese delle Brigate Rosse, costruita su un’impalcatura documentaria solida e articolata: dalle fonti giudiziarie alle cronache di «nera», dalle analisi del Pci del fenomeno terroristico fino agli archivi dei movimenti protagonisti delle lotte politiche e sociali di quegli anni. Il punto di vista scelto è l’indagine condotta da Carlo Alberto Dalla Chiesa, nel maggio del 1979, volta a colpire gli ambienti dell’eversione di sinistra in città. Genova, com’è noto, era stata una dei teatri principali d’azione delle Brigate Rosse e prima della loro comparsa si erano susseguiti diversi tentativi di costruzione di gruppi armati. Molte formazioni extraparlamentari, inoltre, a partire da Lotta Continua, avevano svolto un ruolo di primo piano in fabbrica e nel conflitto sociale, che fu nella seconda metà degli anni ’70 particolarmente aspro per le tensioni divenute incomponibili con il mondo industriale. L’azione di Dalla Chiesa, dunque, si inseriva in questo contesto e venne condotta quasi parallelamente (aprile 1979) all’indagine del pubblico ministero Pietro Calogero sui legami tra l’Autonomia Operaia padovana e le Brigate Rosse. Si trattava di inchieste delicate dal punto di vista giudiziario, al centro di accesissime polemiche, tutt’oggi non ancora sopite, poiché andavano a intaccare l’area di contiguità, di collaborazione e convergenza tra i movimenti sociali, le formazioni extraparlamentari e i gruppi armati. Il libro si muove su questo sottile crinale, con una tesi interpretativa molto esplicita, pur tuttavia non sempre condivisibile: secondo l’a., infatti, l’azione repressiva delle forze dell’ordine contro i movimenti avrebbe spezzato il percorso di una generazione di militanti rivoluzionari, di cui una parte, paradossalmente, radicalizzatasi in seguito alle indagini della magistratura, confluì nell’area eversiva. C’è da chiedersi, piuttosto, se e in che misura questa scelta non fosse maturata già da tempo e quali fossero le affinità tra i progetti rivoluzionari allora in gestazione nell’estrema sinistra. Questa problematica è ben presente nel volume senza trovare, allo stesso tempo, una soluzione definitiva. L’a. giustamente mette in rilievo la presenza di un’estesa e organizzata area rivoluzionaria collocatasi a sinistra del Partito comunista e postasi in alternativa alle Br. Sono tanti, però, gli esempi ricostruiti di militanti e gruppi protagonisti del conflitto sociale confluiti poi nell’area eversiva. Proprio in questa prospettiva il libro di Casazza è un prezioso contributo al dibattito storiografico, proponendo un caso di studio – la città di Genova – particolarmente interessante per la ricostruzione dei rapporti tra la lotta armata di sinistra e i movimenti sociali.


Guido Panvini