SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Le terre di mezzo. Ucraina e Bielorussia nella transizione postcomunista

Gloria Pirzio Ammassari (a cura di)

Milano, FrancoAngeli, 234 pp., Euro 18,00 2007

L'Introduzione definisce questa raccolta di saggi come la terza «di una serie di ricerche sulle identità nazionali e sulla transizione alla democrazia nei paesi dell'Europa dell'Est» (p. 7), questa volta dedicata a Ucraina e Bielorussia.Il primo contributo, L'identità ucraina e la sua immagine in Occidente di Arianna Montanari, evidenzia una scarsa conoscenza dell'argomento: accanto ad errori e approssimazioni (il Holodomor è definito una purga, p. 62), compaiono ricorrenti strafalcioni nella grafia dei nomi (notevoli sono Dnpr e Hresrvs'kyi) e, in chiusura, un fallito tentativo di interpretazione di un sondaggio sulla popolarità dei personaggi storici ucraini. La Montanari si stupisce che il cosacco Chmel'nyc'kyj (eroe tanto nazionale che sovietico) sia più popolare di Bandera, nazionalista accusato di collaborare coi nazisti. Non è possibile trattare della nascita del nazionalismo ucraino senza citare Kostomarov, la Confraternita Cirillo-Metodiana o la Prosvita; né si può affidare la descrizione della politica bolscevica delle nazionalità al solo commento di Il marxismo e la questione nazionale di Stalin (1913), soprattutto dopo la pubblicazione del saggio di Terry Martin The Affirmative Action Empire, che non compare in bibliografia.Il secondo saggio, a firma della curatrice, vorrebbe trattare in maniera più particolareggiata della transizione post-sovietica: sebbene contraddistinto da imprecisioni meno appariscenti, mostra gravi lacune nella descrizione del quadro politico (neppure un accenno al secondo partito del paese, la Partija Rehioniv di Janukovi?). Lo scritto non riesce a dare una linea interpretativa e ignora la quasi totalità della letteratura scientifica sull'argomento (e.g. Wilson, Kuzio, Miller, l'italiano Cilento).La parte sulla Bielorussia è aperta da un saggio della Montanari, che all'imperizia aggiunge un'acritica e sbrigativa adesione alle tesi di Anthony Smith sul tema della nazione e del nazionalismo (p. 112; Anderson, Gellner, Hroch e altri sono in realtà tutti presenti in bibliografia, ma le loro riflessioni non compaiono mai nel volume).Il saggio di Maria Cristina Marchetti sulla «dittatura» luka?enkiana è piuttosto superficiale e pare avere come principali fonti un numero di «Limes» e qualche articolo di giornale.Edmondo Perrone è autore di L'Ucraina nelle relazioni internazionali: Russia ed Unione Europea (sic, p. 151), che tratta invece della politica estera della Bielorussia. Nonostante la svista del titolo, questo contributo è il più interessante e «scientifico» del volume, proponendo una non banale descrizione della collocazione geopolitica della Bielorussia e delle strategie messe in atto da Luka?enko. Purtroppo la scarsità delle note non permette di verificare le fonti, allontanando lo scritto dall'ambito più propriamente saggistico verso quello giornalistico-divulgativo.In coda al volume trovano spazio la trascrizione di sei brevi interviste a membri dell'Accademia Mohyliana e dell'OSCE e un'amplissima bibliografia, riportante testi di vario interesse (da Freud a Vattimo, da Croce a Tacito), spesso di scarsa attinenza con il tema del libro.


Simone A. Bellezza