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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Roma industriale tra dopoguerra e miracolo economico

Grazia Pagnotta

Roma, Editori riuniti, 303 pp., Euro 15,00 2009

Il libro incrocia i dati della storia socio economica e politica di Roma con gli stereotipi che ne hanno definito il profilo identitario negli anni del miracolo economico. L'idea della città «non industriale», improduttiva, burocratica e parassitaria è così messa a confronto con la ricostruzione sia del tessuto degli insediamenti manifatturieri, realizzato con la lettura dei censimenti locali e nazionali e delle carte di archivi pubblici e d'impresa, sia del dibattito pubblico sul ruolo dell'industria. Ne esce una messa a punto utile che ci restituisce un'immagine più equilibrata che se da una parte evidenzia il ruolo secondario svolto dal settore industriale nell'economia della capitale, dall'altra ridimensiona quelle letture che ne avevano sostenuto fin dal fascismo «l'inesistenza» e «l'irrilevanza» (p. 7). I due poli su cui si regge il ragionamento dell'a. sono il progetto di capitale amministrativa, politica, religiosa e culturale della Dc e la visione industrialista della sinistra e del sindacato, che leggeva la presenza delle fabbriche e degli operai come garanzia di sviluppo e piena occupazione, nonché come caposaldo di democrazia. Secondo l'a. ambedue queste letture hanno, per motivi opposti, oscurato il ruolo del reale processo di industrializzazione: la prima lo cancellava per esaltare le altre componenti del modello di sviluppo, la seconda ne enfatizzava l'assenza per meglio rivendicarne la necessità. Nella struttura del libro i capitoli sulla geografia degli insediamenti produttivi e quelli sulla storia esemplare di alcune imprese, mirano a far emergere la consistenza di un tessuto produttivo che, pur non dominante, era comunque un elemento «non trascurabile» (p. 8) dell'economia della capitale. Per altro verso i capitoli dedicati alle lotte operaie di fabbrica nell'immediato dopoguerra e nei primi anni '60 servono a dimostrare che il tentativo di cancellare dal nucleo urbano insieme all'industria anche la conflittualità non ebbero esito positivo.La parte centrale del testo è dedicata alla storia della zona industriale di Tor Sapienza, mettendo in evidenza i conflitti tra gli imprenditori che chiedevano l'esproprio e i possessori delle aree che preferivano l'utilizzazione fondiaria, l'alleanza tattica tra industria e sindacato, il ruolo non neutrale del Municipio che sorresse il boicottaggio della Dc e della proprietà fondiaria. A fronte degli effetti limitati della legge su Tor Sapienza il più consistente processo di industrializzazione fu realizzato attraverso l'estensione degli incentivi della Cassa del Mezzogiorno alla provincia di Latina che permise la creazione di una vasta area industriale a Sud di Roma, esterna al suo territorio ma strettamente integrata e complementare al suo sviluppo. In conclusione il volume valorizza, rispetto ad altre letture consolidate, il ruolo dell'industria nella costruzione della dimensione metropolitana di Roma, e offre utili spunti e strumenti per rileggere il rapporto tra comunicazione politica e strategie di sviluppo, tra boom edilizio e sviluppo industriale, tra potere politico, rendita e impresa in altre metropoli del Sud negli anni del miracolo economico.


Salvatore Adorno