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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Pensiero e azione di un democratico meridionale. Giuseppe Ricciardi e l'unità nazionale (1808-1882)

Graziano Palamara

Napoli, La Città del Sole, 225 pp., Euro 16,00 2007

Dei numerosi storici che si sono interessati alla figura di Giuseppe Ricciardi, nessuno ha delineato un quadro esaustivo del suo ruolo intellettuale e politico nel Risorgimento. L'a. si è proposto di colmare questo vuoto, basandosi su un incrocio di fonti che vanno dalla stampa periodica ai numerosi scritti dello stesso protagonista, dagli Atti parlamentari ai manoscritti conservati presso l'Archivio di Stato e la Biblioteca Nazionale di Napoli. Nel patriota napoletano l'a. riconosce i tratti emblematici del movimento democratico meridionale: l'eredità di una prestigiosa tradizione illuministica e rivoluzionaria, l'influenza del romanticismo e del pensiero utopistico europeo, la militanza settaria e le esperienze insurrezionali, la centralità della questione amministrativa. Nato da due repubblicani del '99, Ricciardi si affaccia alla scena pubblica nel 1832, quando attorno alla rivista «Il Progresso» riunisce un'élite intellettuale appartenente a quattro diverse generazioni e a differenti indirizzi politici. La sua attività di giornalista, storico, saggista, poeta sarà da allora costante. Iscritto alla Giovine Italia nel 1833 e ben presto colpito dalla repressione borbonica, affronta da quell'epoca un lungo e variegato esilio, che, salvo la breve parentesi del 1848 (che lo vede deputato a Napoli), terminerà solo nel 1860. Deputato nel Parlamento italiano, dai banchi dell'Estrema critica duramente la politica meridionale della Destra. Si schiera a favore delle iniziative romane di Garibaldi, come della guerra contro l'Austria per il Veneto. Nel 1870, deluso, abbandona la carica. Punti cardine del suo pensiero sono l'opzione repubblicana, l'avversione al centralismo sabaudo, l'istanza di riforme sociali radicali, ma rispettose del principio di proprietà privata, il laicismo - che lo induce, nel 1869 ad organizzare l'Anticoncilio. I suoi scritti delineano una nazione inclusiva, fondata su scelte soggettive, oltre che su elementi ascrittivi come la stirpe e la lingua. Nella pratica politica, prima e dopo il 1860, Ricciardi si mostra alieno da rigidità ideologiche e aspira a costruire, su obiettivi condivisi, ampi fronti di lotta. La connotazione laica e anticlericale del suo pensiero, così come la sua autonomia d'iniziativa lo pongono più volte in contrasto con Mazzini, pur senza determinare mai un'aperta rottura.È un peccato che il pur accurato profilo di Palamara non tenga conto di alcuni elementi posti in evidenza da A. Russo nel suo recente volume ?Nel desiderio delle tue care nuove". Scritture... (Milano, FrancoAngeli, 2006): mi riferisco ai rapporti di Ricciardi con il movimento laicista del «libero pensiero» e col nascente femminismo napoletano postunitario - ricostruiti da Russo attraverso relazioni epistolari che lasciano intravedere la vivace «minoranza attiva» che dopo il 1860 fa riferimento al deputato meridionale; e ai carteggi familiari, testimoni di un'esistenza vissuta «in anticipo» sui tempi, del mondo soggettivo di un uomo ai margini della politica e della cultura dominanti dell'epoca, particolarmente vicino, invece, a temi e sensibilità propri della società attuale.


Laura Guidi