SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La France et l’Afrique sub-saharienne, 1957-1963. Histoire d’une décolonisation entre idéaux eurafricains et politique de puissance,

Guia Migani

Bruxelles, Peter Lang, 295 pp., euro 34,90 2008

Risultato bien réflechi di un dottorato italo-francese del quale l’a. conserva un radicamento accademico diviso fra l’Università di Padova e l’Institut d’Etudes Politiques di Parigi, questo volume di quattro densi capitoli offre una narrazione saldamente documentata da fonti d’archivio politiche, diplomatiche ed economiche della politica francese verso l’Africa sub-sahariana dall’ultimo scorcio della IV Repubblica alla firma della Convenzione di Yaoundé fra gli Stati africani francofoni indipendenti e la Comunità economica euro pea. Primo, arduo compito internazionale condotto a termine dal gollismo riportato al potere proprio dalla crisi della colonizzazione, l’inevitabile rinuncia all’Africa occidentale e equatoriale divenne tutt’uno con lo sforzo di recuperare, dal disfarsi delle strutture istituzionali, le relazioni politiche, economiche e militari utili, sbarazzandosi di carichi ormai sgraditi in nome non del ripiego, ma del rilancio del ruolo internazionale della Francia. Avviata dagli ultimi governi della IV Repubblica con la sostanzialmente inattuata legge Defferre del 1957 e l’associazione alla Cee degli Stati ancora inclusi nell’Union française, la trasformazione del rapporto coloniale passò attraverso il progetto golliano di Communauté franco-africana per approdare alla «cooperazione» con gli Stati africani pienamente indipendenti. A queste tre fasi sono dedicati i primi tre capitoli in cui l’analisi mira senza divagazioni a cogliere obiettivi e strategie, e a rendere comprensibili i meccanismi, le formule giuridico-costituzionali, politiche ed economiche attraverso le quali una leadership politica esente da dubbi cercava di rilanciare i propri obiettivi al di là di un fatalità storica della quale pure appariva consapevole. Peccando forse solo nel rappresentare un processo fin troppo lucido, controllato e consapevole, l’analisi mette in discussione e rovescia alcune tradizionali contrapposizioni: così il regionalismo serve e prepara il mondialismo invece di esserne l’antitesi (p. 157) e le formule istituzionali e le ragnatele politiche ed economiche continuamente ritessute raggiungono attraverso i loro successivi disfacimenti lo scopo di assorbire le dinamiche disgregatrici, contenere l’influenza dei leader radicali, disinnescare rivalità, deviare le infiltrazioni esterne, insomma evitare la deflagrazione violenta del sistema e imbrigliare la trasformazione per salvare un ruolo africano della Francia. L’ultimo capitolo esamina il rapporto di complementarietà e rivalità fra politica nazionale e politica comunitaria verso l’Africa francofona in via di decolonizzazione: l’articolato e acuto bilancio appare a tutto vantaggio della prima, rendendo questo volume di storia della politica estera francese utile anche alla miglior comprensione del primo decennio dell’integrazione euro pea.


Elena Calandri