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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Futuro Anteriore. Dai "Quaderni Rossi" ai movimenti globali: ricchezze e limiti dell'operaismo italiano

Guido Borio, Francesca Pozzi, Gigi Roggero

Roma, DeriveApprodi, pp. 282+CD-Rom, euro 20,00 2002

Gli autori di questo saggio, dichiaratamente militante, sono giovani di formazione universitaria che operano nel campo della cooperazione sociale o collaborano con istituti di ricerca. Si rifanno esplicitamente a Romano Alquati, che ha insegnato a lungo sociologia all'università di Torino ma che ha soprattutto attraversato da protagonista critico la seconda metà del XX secolo elaborando una propria originale lettura della "conricerca" come pratica sociologica preparatoria rispetto all'intervento politico, insensibilmente sostituendolo, riassorbendolo. Il libro va letto insieme al CdRom allegato, che contiene, fra l'altro, 58 interviste, con accademici, ricercatori militanti, espatriati, animatori controculturali, giornalisti, consulenti di istituzioni pubbliche, che ricostruiscono la loro formazione e il loro attuale rapporto con l'operaismo italiano e la politica, fornendone un'interpretazione esplicitamente tendenziosa, pur permettendo al lettore di farsene una sua, attraverso le testimonianze. Secondo gli autori, le trasformazioni prodotte dalla ristrutturazione seguita alle lotte operaie e sociali degli anni Sessanta e Settanta, e alla crisi petrolifera, non avrebbero modificato i livelli alti del comando capitalistico che si lascerebbe però cogliere e aggredire sempre meno in un'impresa, in un luogo di lavoro, in un gruppo industriale singolo. Non per questo esso sarebbe diventato né esclusivamente né prevalentemente simbolico e meno dotato di pesanti effetti di colonizzazione della vita quotidiana. Gli autori però ritengono che l'esperienza degli anni Settanta e della generazione che vi si è formata sarebbe stata vittima di una sorta di ortodossia, continuando a valorizzare le capacità autorganizzative dei lavoratori produttivi senza tener fede all'originaria intuizione ? che attribuiscono soprattutto alle elaborazioni teoriche degli anni Sessanta ? dell'importanza della scissione, del rifiuto, della negazione e dell'odio dei salariati e dei produttori per il rapporto sociale che contestano ma tengono anche in vita. È significativo il riferimento alla figura dell'Operaio di Jünger, il testo del '32 per il quale Delio Cantimori aveva suggerito la traduzione con l'espressione "il milite del lavoro". Jünger è rievocato anche da Marco Revelli (che figura anch'egli tra gli intervistati), nel controverso Oltre il Novecento, per criticare gli aspetti prometeici del comunismo novecentesco presenti anche nella cultura operaia e popolare da esso influenzata. Gli autori però non ne condividono molti giudizi liquidatori: non interessa loro trarre un bilancio storico dell'esperienza organizzativa del movimento operaio novecentesco ma proporre una soggettività ribelle come elemento materiale di costituzione di un soggetto sociale. Il repertorio di posizioni che emerge dal volume e dalle interviste illumina ? nonostante qualche oscurità gergale di linguaggio ? la pluralità di posizioni, di pratiche culturali e discipline lungo cui si è dispersa l'esperienza di una generazione intellettuale che è stata la prima in Italia a leggere Marx in prima persona, e soprattutto il Marx economista e a confrontarsi senza riserve e senza nostalgie con i conflitti della modernizzazione allora in corso.


Maria Grazia Meriggi