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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Naufraghi della pace. Il 1945, i profughi e le memorie divise d’ euro pa,

Guido Crainz, Raoul Pupo, Silvia Salvatici (a cura di)

Roma, Donzelli, IX-257 pp., euro 28,00 2008

I«naufraghi della pace» sono i milioni di profughi che hanno percorso l’ euro pa nell’«immane caos del 1945»: prigionieri e lavoratori coatti liberati dai campi, popolazioni in fuga da violenze di massa o espulse da iniqui trattati di pace.Il libro, frutto di un progetto di ricerca nazionale, analizza nella prima parte gli esodi dell’Adriatico orientale, dell’Istria, di Slovenia, Polonia e Cecoslovacchia. Se la vicenda dei profughi nasce dalla contraddizione fra il principio di nazionalità, che muove le diplomazie e le istituzioni internazionali, e la complessa realtà dell’ euro pa orientale fino alla seconda guerra mondiale, allora per comprenderle si dovranno rovesciare le impostazioni prettamente nazionali che hanno dominato finora le spiegazioni storiografiche, come mostrano Orli? e Verginella per il caso istriano e sloveno. È dunque questa prospettiva che gli aa. cercano di mettere in atto in un’interessante e innovativa ricerca transnazionale. Isaggi analizzano i violenti scambi di popolazioni che hanno prodotto la semplificazione della geografia euro pea. Cercano, inoltre, di ridare profondità storica ai fenomeni di espulsione: Pupo evidenzia il legame fra prima e seconda guerra mondiale, fra tentativo di snazionalizzazione fascista e processo di formazione della Jugoslavia. Artico e Argentieri analizzano le espulsioni dei tedeschi etnici in relazione alle politiche di germanizzazione naziste.Nella seconda parte sono prese in considerazione più dettagliatamente le storie delle displaced persons (DPs) secondo la definizione data allora ai profughi dalle Nazioni Unite. Un’originale ricerca in archivi internazionali segue vicende e biografie di DPs cui un’iniqua logica di attribuzione nazionale negò diritti e bisogni elementari. Come ci mostra Salvatici attraverso alcune suggestive biografie nel suo saggio, che affronta anche la regolazione normativa internazionale delle DPs, la definizione di nazionalità poteva costituire un complesso processo di negoziazione, in cui interagivano volontà soggettive, valutazioni dei commissari, opportunità politiche del momento. Reinisch tratta le politiche sanitarie dell’Unrra, Di Sante i campi profughi in Italia e Caccamo l’organizzazione dei profughi giuliani. Ferrara analizza la vicenda degli ebrei polacchi deportati in Urss, paradossalmente salvati dallo sterminio nazista, ma soggetti alle violente discriminazioni sovietiche.Nell’ultima parte emergono invece le dinamiche della memoria. Attraverso opere letterarie, autobiografie, atti politici di conflitto o di riconciliazione, Crainz analizza le memorie divise d’ euro pa e il lungo silenzio sulla vicenda delle espulsioni, mettendo in luce il ruolo giocato dalle costruzioni nazionali. Banchelli tratta la letteratura tedesca sull’esodo riflettendo sui tempi della memoria e della letteratura, sulle «cicatrici permanenti» nelle memorie familiari. Cavarocchi analizza il dibattito pubblico in Germania e i rapporti con la Polonia e la Cecoslovacchia. Il saggio di Morawski, che chiude il volume, prende in considerazione la vicenda degli scambi forzati fra polacchi ed ucraini, ed il lungo percorso di riconciliazione.


Gabriella Gribaudi