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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La polveriera d'Italia. Le origini del socialismo anarchico nel Regno di Napoli (1799-1877)

Guido De Martino, Vincenza Simeoli

Napoli, Liguori, pp. VIII-157, euro 13,50 2004

Il volume ? che si inserisce in un filone di studi tradizionalmente ricco e oggi rivitalizzato dagli studi approfonditi di Nico Berti e dai due volumi del Dizionario biografico degli anarchici italiani ? si apre con una definizione dell'anarchismo in rapporto ai movimenti politici e socioeconomici sviluppatisi nella stagione dell'Illuminismo e della Rivoluzione francese. Giacobininismo, radicalismo, socialismo spesso vedono manifestarsi nel loro seno forme ?estremiste? definite appunto ?anarchistes?. In esse gli autori pongono le premesse al loro ragionamento, giustamente volto a ridefinire la ?lunga durata? di un pensiero politico e di un movimento che nell'Ottocento visse la sua stagione più espressiva di elaborazione teorica e di tentativi di realizzazione di una società libera, egualitaria, aperta. A questa ampia e ragionata riflessione metodologica e storiografica, segue l'analisi del caso napoletano. Di nuovo il punto di partenza è quella fine del secolo XVIII quando, nel pensiero e nell'opera di riformatori come Antonio Genovesi, Vincenzio Russo, Mario Pagano, maturavano quelle idealità socialiste, romantiche e antiborghesi, ma anche rivoluzionarie, in cui si colgono le radici del pensiero anarchico. Il Sud che viene descritto è quello della Restaurazione borbonica, una realtà in cui trovano vita società segrete antimonarchiche, gruppi ispirati a suggestioni repubblicane, socialisteggianti, democratiche, ma anche fenomeni come quello del brigantaggio. Il passaggio dall'analisi delle idee a quella dei protagonisti di un movimento è sviluppato attraverso la figura e l'azione di Carlo Pisacane, che gli autori, seguendo le più recenti interpretazioni storiografiche, hanno correttamente tolto dall'agiografia in cui lo aveva collocato tanta memorialistica risorgimentale, per rileggerlo nella più ampia presenza all'interno di un movimento democratico di cui, col pensiero e coll'azione, fu un indiscusso protagonista. Di certo è aperta da Carlo Pisacane quella strada che fece del Meridione ?uno dei poli fondativi dell'internazionalismo italiano [?] omogeneo alle tendenze socialistiche e libertarie piuttosto che a quelle collettivistiche della Prima Internazionale. Decisivo fu il ruolo che svolsero i militanti napoletani nella formazione di un movimento socialista a forte indirizzo libertario e anarchistico? (p. 89). Alla storia di quei militanti ? che si lega ai nomi di Michail Bakunin e di Carlo Cafiero, di Attanasio Dramis e di Giuseppe Fanelli, così come, ovviamente, a quella dei gruppi che attorno a loro e grazie a loro si organizzarono e che trovarono voce in giornali dalla vita breve (per ragioni di finanziamenti, ma anche per persecuzione censoria) ma che furono veri e propri manifesti politici e strumenti di propaganda di un'idea e di tanti ideali ? gli autori dedicano l'ultima parte di un volume intelligente e pregevole per la qualità dell'analisi e della scrittura, oltreché per la ricchezza bibliografica e documentaria che lo accompagna.


Fiorenza Tarozzi