SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Lontane, vicine. Le relazioni fra Cina e Italia nel Novecento

Guido Samarani, Laura De Giorgi

Roma, Carocci, 168 pp., Euro 15,00 2011

Il volume è il primo tentativo di ricostruire il filo storico generale dei rapporti tra Italia e Cina in età contemporanea. Nella sua sinteticità, il lavoro contribuisce a colmare un vuoto storiografico non più giustificabile. Prendendo le mosse dal trattato di commercio e navigazione concluso tra il Regno d'Italia e l'impero retto dalla dinastia Qing (1866), il testo giunge fino alla situazione odierna.La partecipazione italiana alla spedizione internazionale contro i Boxer, la nascita e gli sviluppi della concessione italiana di Tianjin, le vicende della rivoluzione repubblicana in Cina sono alcune delle tappe descritte nella prima parte. Nonostante la sua debolezza politica ed economica, l'Italia cerca una propria affermazione in Estremo Oriente, al seguito delle grandi potenze coloniali. Durante il periodo fascista, in particolare nella prima metà degli anni '30, le relazioni con la Cina di Chiang Kai-shek vivono una breve fase di sviluppo, interrotta dal successivo avvicinamento dell'Italia al Giappone. Accanto ai fatti e ai personaggi più noti di questa stagione, come Galeazzo Ciano (presente in Cina negli anni '20 e poi dal 1930 al 1933 in qualità di console a Shanghai e poi di ministro plenipotenziario), si incontrano figure il cui contributo alle relazioni sino-italiane è meno conosciuto. È il caso di Alberto De Stefani, dal 1936 consigliere del governo di Nanchino.Le pagine che Samarani dedica agli anni della seconda guerra mondiale hanno il pregio di orientare il lettore in un quadro estremamente complesso: vi si illustra il contesto che portò al riconoscimento del regime di WangJinwei da parte del governo fascista e al definitivo superamento dei cosiddetti Trattati ineguali. Ci si sofferma inoltre sulle conseguenze dell'8 settembre 1943 nei rapporti con una Cina anch'essa divisa: occupando la concessione di Tianjin, i giapponesi pongono gli italiani ivi presenti di fronte alla scelta di schierarsi con la Rsi o con il governo Badoglio.Negli ultimi due capitoli, De Giorgi affronta il periodo successivo al 1949. La Repubblica popolare cinese non ha relazioni diplomatiche con la Repubblica italiana fino al 1970. Tuttavia negli anni '50 e '60 i rapporti italo-cinesi sono più intensi di quanto spesso si tenda a pensare: emergono interessanti accenni a vicende e a singoli personaggi, gruppi e associazioni che risultano protagonisti di una tessitura dei rapporti bilaterali sul piano culturale, politico ed economico. Viene sottolineato come in Italia la consapevolezza che fosse ingiusto e potenzialmente dannoso per l'equilibrio internazionale non riconoscere la Cina di Mao non apparteneva solo ai partiti di sinistra, ma era trasversale agli schieramenti politici. La ricerca in questo campo non è sempre agevole per l'inaccessibilità di molte fonti sia in Italia sia in Cina. Il testo fornisce diversi spunti per future e più ampie ricerche. Come segnalano i due aa., i temi toccati rimandano necessariamente sia ad approfondimenti dell'indagine storica e dello scavo archivistico sia ad una più ampia collocazione dei fatti trattati nel quadro complessivo delle relazioni internazionali.


Elisa Giunipero