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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Una città cosmopolita. Fiume e il suo fronte mare nell’età dualistica (1870-1914),

Guido Zucconi

Roma, Viella, 117 pp., euro 22,00 2008

Nel tempo presente come nella storia contemporanea degli scambi marittimi globali, i porti sono solitamente relegati nel ruolo di semplici pedine asservite al mutare delle esigenze delle navi e delle merci movimentate. Queste ultime dettano dunque l’agenda e i porti, cioè gli enti politico-amministrativi che ad essi presiedono, sono obbligati ad adeguare tempestivamente la propria offerta di servizi, pena l’immediata emarginazione e progressiva cancellazione dalla mappa mondiale delle rotte. Condensata in una battuta, la dialettica tra l’economia marittima globale e le politiche portuali nazionali e urbane suona così: i traffici creano i porti. Alla luce di più approfondite verifiche storiche, è però anche vero che i porti creano, o perlomeno intensificano e indirizzano i traffici.Il caso di Fiume, analizzato da Guido Zucconi, noto studioso di storia dell’architettura e docente della materia nell’Università di Venezia, dimostra ulteriormente quanto sia interpretativamente proficuo un approccio alla storia dei porti e delle città portuali incentrato sull’intreccio di una pluralità di aspetti, così da bilanciare criticamente le molte variabili, economiche, politico-urbanistiche e sociali che entrano in gioco.Il libro si concentra sul periodo 1870-1914, corrispondente alla «fase dualistica» della Monarchia degli Asburgo. Nel corso di questo arco di tempo, il Mediterraneo, grazie all’apertura del canale di Suez (1869), riconquista una posizione di snodo nevralgico del commercio mondiale. L’Adriatico, per secoli golfo di Venezia, acquisisce di conseguenza rinnovate potenzialità espansive che lo rendono il terminale di accresciuti flussi di scambio internazionali. L’Impero asburgico opta contestualmente per un’accentuazione in senso marittimo-mercantile del proprio profilo economico. Entro tali coordinate Fiume, appositamente collegata dal 1873 alla rete ferroviaria che fa capo a Zagabria e Budapest, diventa la capitale portuale del regno d’Ungheria e, con Trieste e Pola, la terza punta di diamante della proiezione sui mari di Vienna.Questi sono, in sintesi estrema, i contenuti del primo capitolo. Itre successivi riguardano invece, coerentemente agli indirizzi di ricerca dell’a., l’espansione urbana e le relative dinamiche sociali. Si tratta di trasformazioni profonde che rivoluzionano gli assetti di quella che era stata per lungo tempo una città litoranea ma completamente chiusa al mare. Le numerose etnie (ungheresi, croati, italiani e tedeschi) che vi coesistono armonicamente, almeno fino ai primi del ’900, la rendono una città cosmopolita e una sede portuale internazionale, capace di elaborare un’identità autonoma e profondamente «fiumana». L’annessione all’Italia fascista prima, e successivamente allo Stato jugoslavo la cancellano definitivamente e segnano la fine delle fortune mercantili della città e del suo scalo.


M. Elisabetta Tonizzi