SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Risorse

Ritrovare se stessi. Gli ebrei nell'Italia postfascista

Guri Schwarz

Roma-Bari, Laterza, pp. IX-262, euro 18,00 2004

Sarebbe stato forse più adeguato intitolare questo libro Ricercare se stessi, poiché al centro si colloca soprattutto il tentativo di costruire un'identità attraverso un complesso gioco di intrecci, tagli e aggiunte dei fili che accompagnano e caratterizzano la storia del gruppo ebraico italiano dall'emancipazione in poi. È una storia che Schwarz ripercorre sapendo bene, innanzitutto, che la cesura del 1938 e il paradigma Auschwitz hanno costituito un punto di non ritorno di un'identità al tempo stesso coesiva e debole, in quanto frutto di una ricerca di compensazione e di rassicurazione che ha prodotto a sua volta una memoria spesso falsa o eccessivamente dimentica delle responsabilità italiane, ma anche troppo appiattita su un'identificazione radicale con la comunità nazionale (attraverso l'accettazione acritica di categorie quali la patria, l'antifascismo e la Resistenza). Se tali elementi sono in gran parte coniugati ai processi di assimilazione e di complessiva secolarizzazione che dalla seconda metà dell'Ottocento hanno interessato il gruppo ebraico italiano, nello stesso tempo, però, essi hanno subito un profondo rimescolamento sia nei complessi rapporti con il fascismo sia in ragione della tragedia della persecuzione e dello sterminio. Ne emerge un quadro tutt'altro che monocorde e perciò appaiono assai apprezzabili le cautele che mostra Schwarz nei confronti dei limiti di una ricostruzione che nelle voci dei leader dell'Unione delle Comunità israelitiche, della Federazione giovanile, della Federazione sionistica o delle élites culturali non può abbracciare l'intero ventaglio di posizioni, di scarti e di perplessità che caratterizza nel secondo dopoguerra gli ebrei italiani. Nondimeno l'autore ce ne offre un ampio e convincente quadro che proprio per la dimensione problematica del lavoro, stimola nuove ricerche. Peraltro, il rapporto tra le trasformazioni di lungo periodo e l'impatto delle leggi razziali e della Shoah è ben visibile nel ruolo che assume, nel secondo dopoguerra, il sionismo per una parte non trascurabile degli ebrei italiani. L'autore dedica giustamente molte pagine a una questione che segna sia le forme di appartenenza, sia l'esigenza di rompere con il passato (specie da parte del mondo giovanile), sia la necessità e la volontà di costruire un rapporto con il nascente Stato d'Israele senza rischiare di intaccare la propria identità italiana. Il sionismo italiano del secondo dopoguerra diventa così un essenziale elemento di coesione ma attraverso una specifica mediazione, non traducendosi cioè in una consistente emigrazione bensì rimanendo legato a una diffusa filantropia. Nel complesso, il volume di Schwarz ci offre un ricco panorama di suggestioni e di riflessioni, che coniuga la ricerca su alcuni temi nuovi (in particolare sulle politiche della memoria messe in atto dalle classi dirigenti del gruppo ebraico italiano e sulla difficile transizione dal fascismo alla Repubblica) alla ricostruzione di un dibattito storiografico, noto ma fino a oggi frammentato, e al diffuso uso pubblico della memoria della persecuzione.


Bruno Maida