SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Welfare state e patto sociale in Europa. Gran Bretagna, Germania, Francia, Italia 1945-1985

Ignazio Masulli

Bologna, Clueb, pp. 408, euro 32,20 2003

Il lavoro è articolato in cinque capitoli secondo una scansione rigorosamente cronologica. Il primo capitolo è dedicato ai problemi generali del dopoguerra e ai primi progetti elaborati dai gruppi dirigenti, dal Piano Beveridge in Gran Bretagna alle inchieste Pesenti e d'Aragona in Italia, per dare risposte alle richieste di un più completo riconoscimento della cittadinanza sociale. Questi progetti sono, secondo l'autore, largamente debitori nei confronti delle esperienze assistenziali e previdenziali compiute dai singoli stati tra le due guerre. Un quadro insomma che, alludendo a una poco convincente continuità tra questa fase e quella postbellica, sottolinea come i sacrifici della guerra, la necessità della ricostruzione e quindi di un nuovo patto sociale avrebbero dato vigore a motivazioni e spinte precedenti. Il secondo capitolo descrive come negli anni Cinquanta il welfare state assumeva forme definite e corrispondenti alle esigenze di una fase espansiva dell'economia dei paesi europei, con ritmi di crescita diversi, elevati in Germania e meno che mediocri in Gran Bretagna, secondo la logica del ?compromesso keynesiano?: il tentativo di ?promuovere un allargamento della democrazia reale? assicurando piena occupazione e protezione sociale, ma anche capace di assicurare ?alle forze capitalistiche le condizioni della crescita economica ed un alto livello della domanda effettiva? (p. 14). Il terzo capitolo percorre gli anni Sessanta fino al 1973 mettendo in primo piano come il conflitto sociale, intenso in tutti i paesi presi in considerazione, intrecci la lotta per miglioramenti salariali e delle condizioni generali di lavoro con quella per l'allargamento delle previdenze del welfare e una apertura delle istituzioni scolastiche e universitarie a forme di istruzione e di acculturazione di massa. L'ultimo capitolo, dedicato al periodo che va dal 1973 al 1985, racconta dei tentativi dei vari paesi di rendere compatibile un sistema di tutele e di garanzie sociali assai esteso, con una fase economica recessiva e con poco rassicuranti aspettative. La fase di stallo viene alla fine riattivata dalle prime esperienze neoliberiste, britanniche ma anche francesi, che creano nuove prospettive e inedite, per l'Europa, strategie. È dunque strano che Masulli si fermi cronologicamente al 1985, quando la politica thatcheriana, certamente l'esperienza europea più interessante e oggi fortemente riconsiderata, non si era ancora dispiegata completamente. Il libro, costruito esclusivamente attraverso la letteratura sul tema, è una sistemazione generale delle vicende e delle misure di welfare sociale nei quattro paesi esaminati. Il risultato è una ricostruzione delle motivazioni (sociali, sindacali, politiche) della legislazione sul welfare state. Manca completamente, però, una considerazione dei meccanismi, degli istituti, delle figure professionali che gestivano le norme che non di rado selezionavano gli interventi e riducevano la platea dei beneficati; per altro su questi temi, che sono il terreno dove gli storici possono intervenire più opportunamente, la letteratura non manca.


Giovanni Montroni