SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il mondo della guerra fredda e l’Italia degli anni di piombo. Una regia internazionale per il terrorismo?

Valentine Lomellini (a cura di)

Milano, Le Monnier, 324 pp., € 25,00 2017

Il volume, che ha origine da un convegno tenutosi nel 2015, raccoglie contributi di autori vari preceduti da un’Introduzione della curatrice, da Riflessioni di M. Lazar e da una Postfazione di A. Varsori. I testi si occupano soprattutto della percezione che dell’Italia degli «anni di piombo» si aveva all’estero, e vertono più sul terrorismo «rosso» che sul «nero». L’ottica internazionale è integrata da minuziose analisi di una città, Padova, dove violenza politica e terrorismo assunsero grande rilievo, nonché da uno studio di G. Panvini sulla ricezione dell’operaismo italiano in ambienti radicali anglosassoni. Sebbene il contesto patavino e l’idea che gli stranieri si facevano del nostro paese siano stati oggetto di studi precedenti, gli scritti editi nel volume non sono meramente ripetitivi. Riguardo a Padova, A. Lazzaretto e G. Simone descrivono vividamente il clima di violenza creatosi all’interno dell’Ateneo e individuano i motivi delle lunghe esitazioni delle istituzioni universitarie prima di reagire, mentre C. Zampieri completa il quadro dedicandosi all’inchiesta giudiziaria del 7 aprile 1979 che segnò una svolta nella vita cittadina. La parte internazionalistica, basata su ricerche in archivi di vari paesi europei compiute da S. Tavani, F. Caccamo, B. Zaccaria, J. Sondel-Cedarmas, M. Marchi, G. Bentivoglio, F. Triola e per gli Usa da G. M. Ceci, offre spunti interessanti. Nella rassegna, che è selettiva, talune assenze si notano. Per l’Europa dell’Est, figurano Urss, Cecoslovacchia, Jugoslavia e Polonia ma, in funzione di un discorso sulla presunta «pista orientale», avrebbe giovato includere Bulgaria (sospettata di avere tentato di intromettersi nel sequestro Dozier) e Germania Est (che aiutò i terroristi «rossi» della Germania Ovest ed è stata più volte accusata di avere fatto altrettanto con quelli italiani). Sul versante Ovest si parla di Usa, Francia, Germania Occidentale e Regno Unito, tralasciando la Spagna franchista, che fu rifugio di ricercati «neri». Su terrorismo italiano e mondo arabo, il volume si limita a brevi cenni (pp. 216 e 219). In qualche punto i riferimenti bibliografici non soddisfano appieno (per le opere pubblicate dopo il convegno che mancano all’appello, forse avranno influito problemi di tempi editoriali). L’inchiesta parlamentare condotta dal 2014 al 2017 dalla Commissione Moro-2, che a suo modo ha affrontato la questione della dimensione internazionale del terrorismo italiano, non viene presa in considerazione, fosse pure per criticarla e per evidenziarne le divergenze rispetto alle posizioni degli storici. In sintesi si può dire, con Lomellini, che «gli osservatori internazionali davano per assodata la collaborazione “orizzontale” tra gruppi terroristici di diversi Paesi. Ciò su cui, al contrario, [...] mostrarono chiari dubbi era l’esistenza di una regia mondiale del terrorismo italiano che appare, in alcuni casi, smentita direttamente [...] e, in altri, assai improbabile data la ricostruzione del contesto storico e delle politiche estere dei Paesi presumibilmente coinvolti in queste trame» (pp. 12-13).


Vladimiro Satta