SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il Pci e il Concilio Vaticano II. Dal partito dei cattolici al cattolicesimo

Lorenzo Ettorre

Prefazione di Carlo Felice Casula, Roma, Studium, 188 pp., € 13,00 2014

Il problema dei rapporti con il mondo cattolico è stato una costante politica nella storia del Pci e il concilio Vaticano II è stato un momento importante che ha permesso di ridefinire le linee della strategia del partito. Il libro di Ettorre, dottore di ricerca all’Università della Tuscia, ripercorre brevemente questa storia a partire dalla riflessione gramsciana degli anni ’20 sul valore politico delle forme religiose e sull’organizzazione popolare della Chiesa, per seguirne gli sviluppi successivi sino appunto agli anni del concilio. Un passaggio cruciale nella considerazione politica del cattolicesimo in Italia venne con la fine del fascismo e poi della guerra. Ettorre si sofferma a esaminare le posizioni di Togliatti, improntate all’idea della democrazia progressiva, che considerava necessario l’accordo con la Dc e l’appoggio delle masse popolari cattoliche per la costruzione di uno Stato democratico. Il rapporto politico con la Dc fu costruito però in una chiave esclusivamente politica, senza un’adeguata considerazione del più vasto mondo cattolico e del carattere religioso che lo definiva. In ogni caso il clima di collaborazione si esaurì a partire dal 1947 a causa del deteriorarsi della situazione politica internazionale e di quella interna. Negli anni successivi il terreno di confronto si ridusse alle sporadiche esperienze di «dialogo» e al tema della pace internazionale, con molta diffidenza da parte delle gerarchie ecclesiastiche. Queste le premesse con cui il Pci affrontò la stagione conciliare che rappresentò un cambiamento profondo anche nella Chiesa italiana. Dopo l’iniziale incertezza di giudizio, si andò affermando una più positiva attenzione alle vicende della Chiesa. Il pontificato di Giovanni XXIII trovò largo apprezzamento da parte di Togliatti, mentre maggiore diffidenza incontrò la figura di Paolo VI. Se all’inizio l’iniziativa conciliare venne letta in chiave politica nel contesto dello scontro con il mondo sovietico, progressivamente il giudizio si fece più attento e positivo, apprezzando soprattutto il valore di apertura che il concilio cercava su alcuni temi specifici come la libertà religiosa, la laicità della vita politica, la pace. All’interno del Pci la lettura era per altro orientata soprattutto alla situazione politica italiana, nella prospettiva di un superamento dell’esperienza del centro-sinistra. Con il concilio si poteva guardare più ai cattolici che alla Dc, per recuperare al partito un ruolo centrale nel quadro politico italiano. Questo tema era già stato affrontato in sede storiografica. Anche le fonti utilizzate non sono nuove: oltre alla stampa di riferimento del Pci (soprattutto «Rinascita» e «L’Unità», ma anche la stampa minore come «Il Calendario del Popolo» e «Vie nuove») Ettorre utilizza alcuni verbali del Comitato centrale del Pci e qualche scambio epistolare. Si tratta in ogni caso di un agile volume, utile per lo sguardo sintetico che offre e interessante per alcuni spunti interpretativi proposti.


Giovanni Turbanti