SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il Socialismo mazziniano. Profilo storico-politico

Silvio Berardi

Roma, Sapienza Università Editrice, 224 pp., e-book, € 4,99 2016

Ciclicamente il dibattito politico viene animato dall’individuazione di «terze vie» in grado di offrire nuove prospettive a una Sinistra più o meno costantemente in crisi d’identità. Meritorio effetto collaterale di tale dibattito è la (ri)scoperta in campo storiografico di correnti minoritarie e alternative, solitamente tanto esigue quantitativamente, quanto dense invece dal punto di vista dell’elaborazione teorica. A questa linea di ricerca sulla tradizione «terzoforzista» in Italia, e in particolare sul mondo democratico-repubblicano, è dedicata gran parte dell’attività di ricerca di Silvio Berardi, curatore del carteggio tra Arcangelo Ghisleri e Giulio Andrea Belloni, che di questo volume costituisce l’immediata premessa. E proprio l’essere stato il socialismo mazziniano, lungo tutta la prima metà del ’900, uno degli esempi più longevi di «terza forza» giustifica per l’a. la ricostruzione delle vicende di quella che altrimenti non si configurerebbe che come una corrente minoritaria del già minoritario Partito repubblicano italiano. Per altro lo stesso a. fa un uso decisamente parco di categorie interpretative generali, preferendo concentrarsi sulla ricostruzione del profilo storico e politico del socialismo mazziniano, incrociando l’analisi della produzione intellettuale dei principali esponenti del movimento con la descrizione delle dinamiche politiche dei socialisti mazziniani, come corrente all’interno della compagine del Partito repubblicano. La prima parte del volume si concentra sull’opuscolo eponimo di Alfredo Bottai, zio – fieramente antifascista – del ben più noto Giuseppe, pubblicato nel 1908 nel pieno della rivolta idealista e antipositivista che coinvolge anche frange non piccole della galassia dell’Estrema Sinistra, alla ricerca di un «socialismo nazionale». Accanto a Bottai, l’altro polo del libro è Giulio Andrea Belloni, giurista, criminologo, allievo di Enrico Ferri, intorno a cui si riunirono, a partire dagli ultimi mesi della seconda guerra mondiale, quanti si riconoscevano nell’interpretazione socialista del mazzinianesimo. L’ultima parte del volume è dedicata ai tentativi – falliti – dei socialisti mazziniani di conquistare l’egemonia all’interno del Partito repubblicano, dando così uno sbocco concreto al proprio progetto politico. Un fallimento legato sia alla bipolarizzazione della politica italiana sia ai rapporti di forza interni al Pri, dove Belloni non solo non riesce ad imporsi sugli altri leader repubblicani da Conti a Pacciardi ma, esattamente come questi ultimi, appare del tutto impreparato a fronteggiare l’offensiva degli azionisti guidati da Ugo La Malfa. Il cui progetto di costruzione di una «terza forza» passerà – paradossalmente, ma non troppo – proprio dalla liquidazione delle diverse esperienze del repubblicanesimo storico, compreso il socialismo mazziniano.


Piero Finelli