SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il terribile quindicennio (1969-1984). La storia delle stragi raccontata ai ragazzi

Filippo Mazzoni

Empoli, Ibiskos Editrice Risolo, 254 pp., € 13,00 2014

L’a. si prefigge lo scopo di divulgare la storia delle stragi che segnarono l’Italia repubblicana dal 1969 al 1984. Il libro è pensato, dunque, per giovanissimi lettori ed è stato costruito su una struttura molto semplice: all’introduzione del giudice Rosario Priore, uno dei magistrati più impegnati negli anni ’70 nelle inchieste giudiziarie sulla lotta armata di sinistra e sull’eversione neofascista, segue un’agile narrazione dei principali attentati che colpirono il paese in quella drammatica stagione. Una breve appendice documentariabibliografica e una serie di interviste ai rappresentanti delle associazioni dei familiari delle vittime delle stragi chiudono, infine, il volume. Le opere divulgative su questi temi, per gli studenti delle scuole primarie e delle scuole medie inferiori, sono poche, se si escludono le sintesi d’insieme sulla storia italiana degli anni ’60 e ’70 e i paragrafi o i capitoli dei manuali scolastici. Si tratta di progetti editoriali difficili da realizzare che chiamano in campo una molteplicità di problemi. Bisogna interrogarsi, innanzitutto, sull’opportunità di una narrazione unitaria che tenga insieme eventi così eterogenei: dagli atti di terrorismo agli attentati di matrice mafiosa, fino alle stragi riconducibili al più complesso – e meno indagato – quadro geopolitico. C’è il rischio, infatti, di voler rintracciare una regia unica dietro episodi distinti, riconducibili, tra l’altro, a stagioni diverse della storia repubblicana. L’inquadramento internazionale, spesso presente in questo tipo di opere, seppure indispensabile, può indurre, inoltre, a restituire una rappresentazione di quegli anni come un mosaico dove ogni tassello deve, necessariamente, trovare la sua collocazione. Si tratta di una tendenza diffusa, in particolar modo nella pubblicistica, indotta dall’uso unidirezionale delle fonti giudiziarie: importantissime, ma che possono portare a una distorsione interpretativa, alla ricerca di un nesso lineare tra cause ed effetti di cui bisognerebbe diffidare, sia in sede scientifica che nei lavori divulgativi. Le tesi «cospirazioniste », di cui nel libro vi è più di un riflesso, affollano le ricostruzioni degli anni ’70 che necessiterebbero, invece, di essere problematizzati e ripensati alla luce delle nuove ricerche e del dibattito storiografico. Ha senso, infine, una narrazione incentrata esclusivamente sulle stragi e sul terrorismo? Giovanni Moro, in un pamphlet di qualche anno fa (Anni Settanta, Einaudi 2009), invitava a una ricostruzione che tenesse insieme la molteplicità dei processi politici, economici e sociali che caratterizzarono quella stagione, senza i quali sarebbe stato impossibile comprendere anche le stragi, la violenza diffusa e gli attentati terroristici che pure caratterizzarono questa fase della storia repubblicana.


Guido Panvini