SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il terrorismo italiano. Storia di un dibattito

Giovanni Mario Ceci

Roma, Carocci, 342 pp., € 35,00 2013

Muovendo dall’assunto secondo cui, in relazione alla «pesante ondata di terrorismo» che interessò vari paesi tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’80, quello italiano rappresenterebbe uno dei casi più rilevanti (pp. 11-12), e osservato come il fenomeno sia stato al centro, oltre che di una copiosa memorialistica e pubblicistica, anche di un dibattito «propriamente scientifico», Giovanni Mario Ceci si propone di ricostruire in questo volume «per la prima volta proprio questo ampio e poco noto dibattito scientifico italiano e internazionale sui terrorismi italiani» (p. 25), tenutosi dalla fine dei ’70 ad oggi. Si tratta di una produzione alquanto vasta e disomogenea, per lo più di provenienza statunitense e italiana e afferente ai più disparati campi d’indagine, studiata dall’a. con intento di esaustività e ordinata secondo precise scansioni cronologiche e argomentative. Nella prima parte vengono prese in esame le «letture “a caldo” (1977-84)»: dalle riflessioni più generali sul «fenomeno terrorista», avviate negli Stati Uniti, si passa alle elaborazioni volte a comprendere i caratteri specifici della situazione italiana, condotte per lo più da storici e scienziati sociali. Della coeva discussione sviluppatasi in Italia sono passate in rassegna sia le interpretazioni sulle possibili cause e motivazioni della violenza politica nel nostro paese fornite da psicologi, criminologi, filosofi, politologi e sociologi, sia quelle, a volte di segno opposto, avanzate dagli storici. La seconda parte si concentra invece sul dibattito intrapreso «dopo la fine della stagione terroristica (1984-2012)», contrassegnato da un maggior rigore analitico e dal rifiuto di spiegazioni semplicistiche, nel quale grande importanza assunsero le ricerche patrocinate dall’Istituto Cattaneo. Un certo rilievo, in questa fase, ottennero anche gli studi sul terrorismo di destra, mentre l’attenzione su quanto accadde a sinistra si spostò sulle culture politiche dei protagonisti della lotta armata e sul rapporto tra questa e i movimenti sociali nati nel ’68. Il successivo smorzarsi dei toni allarmistici sul «pericolo terrorista», avvenuto nel frattempo negli Usa con la fine della guerra fredda, determinò il fiorire di una messe di studi meno condizionati dalle preoccupazioni politiche, fino agli attentati del 2001, che riproposero la questione in termini di nuova emergenza e determinarono un ulteriore boom delle pubblicazioni sul tema. Una nuova stagione di studi è infine sbocciata negli ultimi anni in Italia, trainata stavolta dalla storiografia. L’a. evita accuratamente di esporsi con giudizi di merito sulle varie interpretazioni (se non affidandosi a pareri altrui), presentate al lettore in modo sin troppo asettico, persino laddove qualche affondo critico sarebbe non solo opportuno ma necessario, anche solo per discernere le analisi metodologicamente fondate dalle tesi prive di solide basi di appoggio. I criteri individuati per stabilire i contorni del dibattito «propriamente scientifico» finiscono così col rimanere piuttosto incerti e il proponimento iniziale in parte disatteso.


Luciano Villani