SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il Valdarno Inferiore nel 1944

Nino Bini

Firenze, Sarnus, 324 pp., € 28,00 2013

Quest’opera ci offre una dettagliata ricostruzione delle esperienze belliche vissute dalla popolazione civile del Valdarno Inferiore nel corso dell’occupazione tedesca e in particolare durante l’estate del 1944, quando l’avanzata degli Alleati si arresta per oltre un mese sulle rive dell’Arno e le condizioni di vita peggiorano drammaticamente. La narrazione segue lo scorrere dell’Arno da Firenze fino ai dintorni di Pisa e Vecchiano, rincorrendo le tracce della violenza fascista e nazista e toccando Montelupo Fiorentino, Capraia, Limite sull’Arno, Empoli, Bassa e Gavena, Granaiolo, il padule di Fucecchio, San Miniato, Palaia, Calcinaia, il Monte Pisano, Piavola e molti altri luoghi. L’a. presenta l’Arno non solamente come scenario entro il quale prendono corpo gli avvenimenti bellici, ma anche come testimone degli eventi e custode delle memorie, un filo che unisce le diverse vicende descritte dall’a. e che si trasforma, nell’estate del 1944, in un unico e ininterrotto luogo di guerra, la Heinrich Linie. Tale scelta, oltre a rendere scorrevole la lettura, ci mostra la linea dell’Arno come un unico oggetto di indagine e consente all’a. di superare quell’ottica frammentaria che spesso costituisce un limite degli studi di storia locale. Il libro è essenzialmente un libro di memorie. Per ogni località Bini ricostruisce i fatti basandosi sulla propria memoria e su numerose testimonianze orali. I ricordi compongono un quadro vivido e dettagliato della vita quotidiana dei civili e della violenza che tedeschi e fascisti scatenarono contro di essi, concretizzatasi nei rastrellamenti, nelle fucilazioni dei renitenti alla leva, nel quotidiano stillicidio di assassinii di civili, nelle rappresaglie e nei massacri indiscriminati, perpetrati spesso, come ricorda l’a. stesso, «senza alcuna provocazione» (p. 7). Le testimonianze orali sono integrate da riferimenti alla documentazione archivistica alleata e tedesca. Manca, invece, un esplicito richiamo alla storiografia più recente relativa all’occupazione tedesca e alle stragi di civili compiute in Italia e, soprattutto, ai numerosi studi che descrivono approfonditamente le finalità e le modalità di quella guerra ai civili che nell’estate del 1944 i tedeschi attuano in Toscana. Nonostante questo limite, l’a. evita di interpretare le stragi di civili con la sola categoria della rappresaglia per azioni partigiane. Merita di essere segnalata l’attenzione che Bini pone al ruolo della violenza fascista, in particolare con la descrizione della fucilazione di cinque renitenti alla leva avvenuta a Firenze il 22 marzo 1944 e con il racconto, a cui è dedicato un intero capitolo, dei rastrellamenti compiuti dai fascisti nell’area fiorentina dopo gli scioperi del marzo 1944, che terminano con la deportazione a Mauthausen di 339 persone l’8 marzo 1944. Chiaro è l’intento dell’a. di passare il testimone della memoria sua e di coloro che ha intervistato alle nuove generazioni e agli stessi storici di professione.


Emmanuel Pesi