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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Alle origini dell'Europa allargata. La Gran Bretagna e l'adesione alla CEE (1972-1973)

Ilaria Poggiolini

Milano, Unicopli, pp. 281, euro 15,00 2004

La storia si nutre di luoghi comuni, di credenze e pregiudizi che sono notoriamente duri a morire, anche di fronte a evoluzioni successive e a cambiamenti di orientamenti dell'?accusato?. In questo caso, l'accusato è il Regno Unito, l'?europeo riluttante? per richiamare l'espressione di un volume di Turner e Gowland del 2000. Con questi presupposti, è chiaro che un libro che intendesse andare ad investigare le radici dell'adesione britannica alla CEE doveva per prima cosa confrontarsi con un castello di credenze consolidate e smontarle, sulla base delle fonti disponibili e soprattutto con un'attenta interpretazione delle sfumature. Va subito detto che il lavoro di Ilaria Poggiolini coglie, in questo senso, nel segno, perché chiusa l'ultima pagina, dopo aver dato anche una lunga scorsa all'appendice documentaria, il lettore ha come l'impressione di aver cambiato opinione sui britannici e sul loro approccio all'Europa comunitaria. Il libro si concentra sull'anno 1972, nel periodo che va dalla firma del trattato di adesione, nel gennaio, al summit di Parigi del 19-21 ottobre, quello che venne definito il ?summit dell'allargamento? della Comunità e che si tenne a tre giorni di distanza dalla ratifica britannica (16 ottobre). In questo periodo, Londra cercò di affermare nei confronti dei partners comunitari il contenuto della sua adesione, dimostrando che l'ingresso britannico non era dovuto ? come molte volte è stato affermato, anche da storici autorevoli ? a una necessità solo negativa, ma era dettato anche da elementi positivi, propositivi. Già solo considerando gli sviluppi del 1972 sul piano della politica internazionale, si comprende di quali elementi propositivi si tratta: il viaggio di Nixon a Pechino nel febbraio, e il successivo viaggio del presidente USA nel maggio a Mosca, per perfezionare la firma degli accordi Salt I, definiscono agli occhi di Londra ? e non solo di Londra ? l'essenza della ?diplomazia triangolare? di Washington. A Whitehall si sente il peso di un rapporto ormai difficile con gli Stati Uniti, sin dalla decisione shock di Nixon sulla convertibilità del dollaro il 15 agosto 1971, e si cerca di ricostruirlo partendo dalla prossima sessione del GATT prevista per novembre. Intanto, Londra si interessa anche allo sviluppo della European Political Cooperation (EPC), quella che un po' pomposamente doveva essere la politica estera della comunità, e chiede di essere associata alla preparazione del secondo rapporto sulla EPC prima ancora che il trattato di adesione diventi operante. Accanto alla dimensione politica prende piede anche la cooperazione monetaria, con la partecipazione di Londra al meccanismo di fluttuazione dei cambi noto come ?serpente monetario?. Erano segni chiari della necessità sentita da Londra di un coinvolgimento più dinamico nelle politiche continentali, della volontà di essere parte attiva della seconda Europa. Il volume spiega questa volontà in maniera esauriente e chiara, a tratti avvincente. Facendo pensare se non sia il caso, dopo il voto di Parigi, di ricominciare da Londra.


Piero S. Graglia