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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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All'ombra degli arabi. Le relazioni italo-israeliane 1948-1956: dalla fondazione dello Stato ebraico alla crisi di Suez

Ilaria Tremolada

Milano, M&B Publishing, pp. 246, euro 16,00 2003

Quando nel maggio del 1948 Israele si dichiarò Stato indipendente, in Italia si erano da poco concluse le elezioni del 18 aprile. A differenza di quanto si possa pensare, il risultato di quelle elezioni, e le conseguenti scelte di politica estera operate a Roma, non influirono sulla gestione delle relazioni con Israele. Esse appartenevano a quella sfera ?mediterranea? della politica estera che Roma condusse secondo una propria strategia ? che raggiungerà la sua espressione più completa alla metà degli anni '50 ? a margine delle dinamiche della cosiddetta politica di ?interdipendenza?. L'Italia di De Gasperi se per un verso faceva dimessa il suo ingresso nell'Europa e nel ?blocco? delle democrazie, per un altro recuperava, sotto nuove vesti, l'idea di politica di potenza nel Mediterraneo presentandosi al mondo arabo come una moderna potenza democratica garante del suo sviluppo futuro. È in questo particolare contesto che Ilaria Tremolada ha inserito la sua ricerca sulle relazioni italo-israeliane (1948-1956) fornendo non solo nuovi elementi al dibattito sulla politica estera italiana nel Mediterraneo, ma anche i primi tasselli di una storia che fino ad oggi era rimasta pressoché inesplorata. La ricerca, condotta prevalentemente sui documenti dell'Archivio storico del Ministero degli Esteri, ci rivela un'Italia insicura, cauta fino all'eccesso nei suoi rapporti con Israele. Disposta a sfidare le direttive delle autorità britanniche sull'emigrazione ebraica verso la Palestina, ma non altrettanto pronta a riconoscere l'esistenza dello Stato di Israele ? cosa che rimandò al termine della guerra di indipendenza (febbraio 1949); pronta ? come fecero De Gasperi e Sforza nel 1952 ? a ricevere in visita ufficiale il ministro degli Esteri Moshe Sharett, ma anche ad impedire, per ragioni di ?prudenza', che l'evento fosse reso noto alla stampa. Si trattava insomma di tenere un contegno il più possibile neutrale, equilibrato, prudente ? termini che ricorrono assai spesso nel libro di Tremolada ? così da non contrastare le aspirazioni dei sionisti da un lato e al tempo stesso non compromettere le relazioni col mondo arabo dall'altro. Oltre all'elemento arabo, a complicare il rapporto fra Italia e Israele furono anche le relazioni col Vaticano. Quelle dei Luoghi Santi e del riconoscimento di Gerusalemme capitale israeliana, erano infatti questioni sulle quali il Vaticano non era disposto a transigere ? certi commenti del ministro ad Amman, Pierluigi La Terza, di quello a Tel Aviv, Raimondo Giustiniani, del segretario generale di Palazzo Chigi, Vittorio Zoppi, lo mostrano chiaramente; mentre Roma, per continuare a mantenere un rapporto con Israele doveva, seppur prudentemente, prendere posizione. Tutto questo finisce con il rendere abbastanza problematica l'idea di una ?politica mediterranea? dell'Italia più sicura e ?consapevole?, rispetto a quella ?atlantica?, su cui Tremolada ha basato il suo lavoro. La politica mediterranea, dopo il 1945, non può non comprendere Israele, e i condizionamenti cui, da più parti, in questo contesto l'Italia è sottoposta, influiranno inevitabilmente sulle scelte di politica estera del periodo.


Laura Brazzo