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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Spettacolo istituzioni e società nell'Italia post-unitaria (1860-1882)

Irene Piazzoni

Roma, Biblioteca scientifica dell'Istituto per la storia del Risorgimento italia 2001

Sulle politiche culturali impostate dallo Stato italiano dopo l'unificazione sappiamo ancora molto poco e quel poco è frutto per lo più di studi settoriali (storico-artistici, storico-museografici, storico-musicali) in qualche modo condizionati dai propri interrogativi disciplinari. Come studio storico su una specifica istituzione culturale il lavoro di Piazzoni si misura con un terreno quasi vergine e fornisce al lettore un utilissimo quadro d'insieme sul problema teatrale nei due decenni che seguono l'Unità, ricostruendo dibattiti, discussioni, proposte, interventi legislativi sui molti temi all'ordine del giorno dell'agenda teatrale nel momento della costruzione del nuovo Stato. Ne è alla base uno spoglio puntuale e sistematico di alcune fonti: in particolare i fondi su teatri e spettacoli dell'Archivio Centrale dello Stato e degli archivi di Stato di Roma e Milano, gli Atti parlamentari, le maggiori testate teatrali del periodo e le rubriche spettacoli di alcuni quotidiani. Si evidenzia così che un periodo considerato come particolarmente critico per il teatro italiano, sia quello in musica che quello di parola, entrambi schiacciati dal mancato decollo economico-commerciale ma anche artistico, fu però una fase in cui sulle sorti del nostro teatro si discusse molto, fuori e dentro le aule parlamentari e in commissioni ad hoc, sulle maggiori riviste culturali dell'epoca e nei Congressi musicali e drammatici, e ancora su una stampa settoriale in rapida espansione dove si andava formando una nuova generazione di critici. Proprio il portare alla ribalta e descrivere puntualmente questa effervescenza di attività, di posizioni, di orientamenti diversi sembra essere il proposito del libro, più che il tentarne una sintesi interpretativa che a detta dell'autrice significherebbe trovare un ordine e una coerenza dove non ci furono affatto. Si discuteva infatti sulle forme, l'opportunità e le modalità dell'incoraggiamento statale alla produzione teatrale senza riuscire a risolvere la contrapposizione tra ?economisti? (avversari di ogni sovvenzione) e tutori dell'arte (favorevoli al coinvolgimento pubblico); si dibatteva sulle trasformazioni del controllo censorio senza trovare una soluzione convincente al dilemma sulla sua organizzazione centrale o locale; si auspicava la costituzione di compagnie e di orchestre stabili ma si dubitava delle potenzialità del pubblico italiano. Volendo proporre uno sguardo d'insieme sul settore il libro apre molti diversi percorsi e segue molte piste, lasciando al lettore quasi un senso finale di disorientamento. Mi pare d'altronde che forse solo un approccio comparato con altre situazioni nazionali potrebbe a questo punto arrivare a definire meglio i contorni di questo mondo teatrale in crescita, dei suoi rapporti con il potere pubblico da un lato e con il montante processo di commercializzazione dall'altro.


Carlotta Sorba