SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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L'ordine corporativo. Poteri organizzati e organizzazione del potere nella riflessione giuridica dell'Italia fascista

Irene Stolzi

Milano, Giuffrè, 463 pp., Euro 46,00 2007

Il corposo volume di Irene Stolzi, storica del diritto, si inscrive all'interno della recente ripresa d'attenzione per il corporativismo fascista (nella sua dimensione legislativa e, soprattutto, culturale e ideologica, mentre continua a mancare un esame ravvicinato del suo funzionamento concreto), e al tempo stesso riempie un vuoto. Presenta infatti la prima lettura d'insieme del pensiero giuridico in tema corporativo, rimasto per lo più in ombra, al contrario di quello degli economisti o del dibattito propriamente politico.L'esperimento corporativo sollecitò i giuristi a ripensare il proprio ruolo e i contenuti della disciplina: da un lato in direzione di uno svecchiamento della scienza del diritto, ancora largamente votata al culto ottocentesco dei testi normativi, e, dall'altro, verso un superamento della tradizionale distinzione tra diritto pubblico e diritto privato, tra diritto, politica ed economia, e quindi verso la tematizzazione del protagonismo sociale dello Stato. Rappresentò dunque, per la disciplina, una sfida ambiziosa e rischiosa, che in molti decisero di raccogliere.Tuttavia, come rimarca Stolzi, il panorama degli scienziati del diritto degli anni '20 e '30 non è riducibile alla contrapposizione tra giuristi di regime, fedeli al fascismo e partecipi alla costruzione dello «Stato nuovo», e giuristi della tradizione, ancorati al modello individualistico di convivenza e a uno statuto disciplinare formalistico. Tra la nutrita schiera dei primi (Rocco, Bottai, Panunzio, Volpicelli) e dei secondi (Del Vecchio, Carnelutti, Ranelletti, Filippo Vassalli, Chiarelli, Asquini) si segnalò infatti un gruppo di autori che, pur respingendo la proposta totalitaria, vide nel corporativismo la possibilità di salvare alcuni elementi irrinunciabili del passato senza sposare completamente le soluzioni liberali, di ribadire la strutturale limitatezza del potere statuale, di porre il tema della presenza pubblica nel gioco economico-sociale e, infine, di liberare il giurista dall'obbligo esclusivo dell'esegesi (fu il caso, tra gli altri, di Mossa, Cesarini Sforza, Finzi, Greco, Grechi, Capograssi).Stolzi incentra la ricostruzione, documentatissima e tecnicamente rigorosa, sugli autori più originali e teoricamente più attrezzati, sui punti alti del dibattito assai più che sulla diffusione dei temi nella periferia del mondo scientifico e nel dibattito politico e culturale. La scelta di privilegiare l'originalità e la densità del pensiero piuttosto che la tipicità (si può spiegare così la ridotta attenzione a figure emblematiche e politicamente centrali nel periodo, come Carlo Costamagna), la rilevanza accordata all'evoluzione dello statuto epistemologico della disciplina e il sistematico ricorso alla concettualizzazione propria della scienza del diritto inscrivono il volume all'interno della storia del pensiero giuridico classicamente intesa. Gli spunti e le suggestioni che ne derivano, però, costituiscono un contributo di indubbio interesse anche per gli storici dell'ideologia e della politica fascista.


Alessio Gagliardi