SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Gerda Taro. Una fotografa rivoluzionaria nella Guerra civile spagnola

Irme Schaber

Prefazione di Elisabetta Bini, Roma, DeriveApprodi, 263 pp., Euro 18,00 (ed. or. 2007

Traduzione tardiva - ma meritoria - di un volume pubblicato in Germania nel 1994, questo libro presenta i risultati di un'accurata ricerca, che attraverso fonti di diversa natura (documenti di archivio, interviste, memorialistica, stampa) ricostruisce la biografia di Gerda Taro (nome d'arte di Gerta Pohorylle). Sebbene un'attenzione particolare sia dedicata all'attività di fotoreporter che Taro svolse in Spagna nel '36-37, l'opera di Schaber prende le mosse dall'infanzia della fotografa e intreccia efficacemente la sua storia individuale con quella dell'Europa negli anni tra le due guerre. Figlia di commercianti ebrei della Galizia orientale, trasferitisi in Germania agli inizi del '900, Gerda cresce tra Stoccarda e Lipsia: l'educazione che riceve, gli interessi e le frequentazioni della sua adolescenza riflettono le aspirazioni e lo stile di vita di un mondo borghese in cerca della propria affermazione nella Repubblica di Weimar.La sempre maggiore popolarità del nazionalsocialismo e la violenza antisemita di cui si nutre spingono la studentessa Gerta Pohorylle verso l'attivismo politico e la frequentazione - da simpatizzante, ma non da iscritta - delle associazioni giovanili della sinistra tedesca. Subito dopo la vittoria di Hitler alle elezioni del '33 la militanza antinazista prima conduce Gerta in prigione e poi la spinge a emigrare a Parigi, mentre la sua famiglia resta in Germania. Le pagine dedicate da Schaber agli anni trascorsi dalla giovane Pohorylle nella capitale francese ricostruiscono l'ambiente dell'emigrazione antifascista, descrivendone le attività politiche e culturali, le difficoltà di sopravvivenza, le amicizie e le reti di solidarietà. In questo contesto si collocano le relazioni amicali e amorose di Gerta, così come il suo incontro con André Friedmann, fotografo ungherese rifugiatosi a Parigi per le sue opinioni politiche. Questo incontro non segna l'inizio soltanto di una importante relazione d'amore, ma anche di un sodalizio professionale attraverso il quale Gerta Pohorylle e André Friedmann diventano Gerda Taro e Robert Capa, sperimentano un percorso originale nel giornalismo fotografico degli anni '30 e condividono gli ideali politici a cui si ispira la loro attività di reporter. È questa condivisione a condurli insieme nella Spagna dilaniata dalla guerra civile, dove tuttavia Gerda compie un percorso indipendente per la sua affermazione come fotoreporter, imponendosi come figura d'eccezione nell'ambito di una professione prevalentemente maschile.Il volume non si conclude con la morte della ventisettenne Gerda Taro, ma segue l'oblio e le costruzioni della memoria di cui la sua vita è stata oggetto. Infatti da un lato il suo profilo ha finito per essere oscurato dalla fama di Robert Capa (nel cui archivio personale si sono «perse» le foto della compagna), dall'altro si è tradotto in un'icona deformata dell'antifascismo celebrato dalla Repubblica Democratica Tedesca. La ricerca di Schaber contribuisce significativamente a sottrarre il profilo di Taro all'ombra e alle deformazioni, per restituirlo alla storia.


Silvia Salvatici