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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Quando papà andava al cantiere. Le civiche scuole infantili di Trieste. Storia ed evoluzione dal primo sviluppo industriale ai nostri giorni

Istria Giani

Trieste, Lint, pp. 194, euro 16,00 2002

Il volume ripercorre la storia delle scuole infantili di Trieste dal 1838 fino agli anni Sessanta del XX secolo. Dobbiamo innanzitutto premettere che si tratta di un'edizione estremamente curata, corredata da numerosissime illustrazioni. Sono riprodotti molti dei documenti storici consultati dall'autrice: programmi didattici, piante degli edifici scolastici, canzonieri, circolari, accurate tabelle dietetiche, indicazioni sugli ambienti e sugli arredi scolastici. A ciò si aggiungono utili fotografie a colori dei materiali didattici e dei giochi usati dai bambini nei diversi periodi dall'Ottocento fino alla prima metà del Novecento. Numerosissime, inoltre, sono le immagini di Trieste. Il volume si divide in due parti ma è fondato su un'unica impostazione: delineare l'evoluzione delle scuole infantili nel loro legame con il contesto sociale e politico in cui esse si sono sviluppate. Nel XIX secolo, la scuola fu oggetto a Trieste di grandissima attenzione da parte delle autorità comunali. Ne sono testimonianza lo sforzo in termini di investimenti e l'alto livello raggiunto dagli istituti scolastici di ogni grado. Come sottolinea l'autrice, questa attenzione si inseriva all'interno del contesto irredentista, connotato da una forte atmosfera patriotticonazionale. La scuola, luogo di formazione identitaria dei giovani, veniva considerata l'elemento determinante per creare, in primo luogo, buoni cittadini per la società, e poi buoni patrioti per la nazione. La prima delle due parti in cui il volume è suddiviso, esamina l'evoluzione dei metodi educativi adottati nelle scuole infantili triestine nel corso della loro storia. La struttura della narrazione permette, da un lato, di ripercorrere alcuni momenti salienti della pedagogia fra i due secoli, dall'altro, di esaminare l'impatto dei metodi educativi con la realtà triestina. La prima teoria pedagogica che ispirò l'istituzione degli asili di carità triestini fu quella dell'Aporti, rivolta soprattutto alle famiglie bisognose. Nel 1871 fu introdotto a Trieste il nuovo metodo froebeliano, attraverso il quale il bambino veniva sollevato dalla passiva posizione di uditore e la spontanea attività del gioco diventava elemento centrale del discorso pedagogico. Quando nel 1910 fu adottato il metodo delle sorelle Agazzi, la scuola materna assunse un ruolo fondamentale in funzione della famiglia e della Patria. La seconda parte del volume esamina da vicino il caso della scuola materna di ?Rena Nuova?. Anche in questo caso l'analisi dell'attività pedagogica risulta strettamente intrecciata con le parallele trasformazioni sociali, economiche e politiche del territorio in cui la scuola si trovò ad operare. Il volume, dunque, oltre a fornire un'attenta analisi delle specificità del sistema educativo triestino, si presenta anche, in primo luogo, come un interessante documento sull'influsso che l'assetto politicosociale può avere sulle istituzioni educative, e in secondo luogo come una testimonianza delle dinamiche di diffusione delle concezioni pedagogiche in ambito transnazionale.


Vittorio Caporrella