SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Risorse

Mafia, justice et politique en Italie. L'affaire Andreotti dans la crise de la République (1992-2004)

Jean-Louis Briquet

Paris, Éditions Karthala, 390 pp., Euro 29,00 2007

È esistito un accordo di scambio tra Andreotti e la mafia? Questo patto si è rafforzato attraverso il raggiungimento di vantaggi reciproci, per cui il primo ha ottenuto una crescita esponenziale del suo potere all'interno del suo partito e, per conseguenza, del suo potere complessivo, e la seconda la possibilità di utilizzare, al fine di soddisfare i suoi multiformi interessi, una struttura di potere organizzata a livello nazionale secondo una capillare ramificazione che si è estesa nei principali settori istituzionali? Andreotti ha volontariamente collaborato con Lima? Ha trasformato la sua corrente in una struttura al servizio permanente di Cosa nostra aprendole il mondo della politica e degli apparati dello Stato? Tali sono, in effetti, seppur enunciati in maniera sintetica, gli interrogativi ai quali i magistrati del Tribunale di Palermo, dopo un'inchiesta che è durata quasi dieci anni, hanno cercato di dare una risposta. Come si sa, la sentenza è stata data definitivamente in senso negativo. Le prove sono state ritenute «mancanti, contraddittorie o insufficienti». Seppur ci sono state relazioni tra il leader democristiano e esponenti politici locali collegati alla mafia, è pur vero che non sono esistiti interventi atti a dimostrare una disponibilità e uno scambio attivo tra Andreotti e Cosa nostra.A questi due momenti, l'atto di accusa e l'esito dei processi, Jean-Louis Briquet dedica questo libro, frutto di una ricerca durata molti anni e che si è fondata su atti processuali, su fonti a stampa e sulla pubblicistica fiorita intorno all'avvenimento. Lo studioso ha cercato di andare oltre la vicenda giudiziaria ed è riuscito a rappresentarla nel contesto di un più generale ed epocale processo di trasformazione del sistema politico italiano. E, forse, sotto il titolo di «rivoluzione morale», egli ha proprio inteso sottolineare come l'intero fenomeno dei tanti processi portati avanti dalla magistratura nei confronti della classe politica a partire dai primi anni '90 non si sia esaurito nella storia processuale, ma abbia finito in fondo per favorire un ricambio della classe politica.Il livello di ricambio, secondo Briquet, è stato particolarmente evidente a partire dalle elezioni politiche del 27 e 28 marzo 1994. Infatti, tra i deputati presenti in Parlamento nel 1994, si può calcolare a oltre il 70% il numero di coloro che per la prima volta vennero eletti. Più dei due terzi degli ex parlamentari della DC non vennero rieletti, e quasi tutti i deputati di Forza Italia alzarono di molto la media dei nuovi eletti. Anche le elezioni locali dell'autunno 1992 comportarono l'affermazione e la promozione di figure politiche nuove. La magistratura, in queste circostanze, si è vista accordare un'autorità di un'ampiezza senza precedenti. Riconosciuta come portatrice di una istanza relativa al degrado del regime e dell'attestazione di una probità inversa a quella della classe politica, i magistrati si sono fatti portatori, quindi, di un magistero morale che ha finito per trasformare il quadro politico.


Luigi Musella