SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Disastro! Disasters in Italy since 1860: Culture, Politics, Society

John Dickie, John Foot e Frank M. Snowden (a cura di)

New York, Palgrave, pp. 342, $ 65,00 2002

Una proposta originale: ripercorrere la storia d'Italia attraverso i suoi disastri, a partire dalla sua catastrofica esperienza coloniale e militare fino ai ricorrenti cataclismi naturali passando attraverso le stragi terroristiche. Il filo conduttore è la considerazione che la risposta ad eventi tragici di natura collettiva, quali appunto si possono definire i disastri, ci può insegnare molto sull'identità di una nazione, i meccanismi di trasmissione della memoria, e il funzionamento del suo sistema politico. Così le cocenti sconfitte di Dogali, Adua (studiate da Giuseppe Finaldi) e soprattutto di Caporetto (studiata da Giovanna Procacci), diventavano occasione di frammentazione o di coesione fra le diverse componenti del tessuto sociale e mettevano alla prova quell'ideale di abnegazione patriottica che si riteneva necessario per fondare la nazione italiana. Inoltre, come ci racconta Olivier Logan, i disastri potevano diventare ?flagelli? nell'interpretazione polemica dei cattolici contro lo Stato liberale. I saggi dedicati ai frequenti terremoti (studiati da David Alexander, Judith Chubb, Catherine Brice, John Dickie, Stefano Magistretti) mostrano poi come anche i disastri naturali diventino eventi di natura eminentemente sociale il cui studio aiuta a fotografare i momenti di un rapporto tra politica, cultura, e identità che è sempre in trasformazione. L'inclusione delle stragi terroristiche fra i disastri è probabilmente discutibile. Del resto un serio limite metodologico dell'operazione tentata dai curatori è che lo stesso oggetto di studio non è definibile con esattezza (che cosa è un disastro?). In questo senso la letteratura sulla ?disastrologia? presentata da John Dickie nell'Introduzione non aiuta. Tuttavia sono proprio le stragi a fornire materiale per i saggi più interessanti, quelli sulla memoria e la rappresentazione. Per esempio, John Foot e Anna Lisa Tota indagano entrambi la commemorazione dei massacri. Foot è interessato alla ?memoria divisa? di Piazza Fontana. Gli anniversari dei vari momenti della vicenda mobilitavano nella piazza forze sociali che offrivano interpretazioni in competizione fra di loro. Per Foot la memoria collettiva si nutre di queste manifestazioni, lo dimostra il fatto che, man mano che esse scemavano negli anni Ottanta, si perdeva anche la memoria del massacro nella nuova generazione. Tota si interroga invece sui processi di trasmissione della memoria collettiva. Il problema, nel caso della strage della stazione di Bologna, consisteva nel perpetuare la memoria dell'evento in un ?non-luogo? per eccellenza, e di farlo senza obliterarne la matrice fascista. La soluzione scelta dalle ?autorità? della memoria, i superstiti e familiari delle vittime, è stata di trasformare lo stesso luogo dell'attentato in un sito commemorativo ridefinendolo come ?monumento vivente? attraverso iniziative anche non tradizionali come concerti rock e trasmissioni radio. Queste poche righe non rendono giustizia ad un volume che offre numerosi spunti di riflessione. Rimane comunque da vedere se, comparativamente, l'Italia rappresenti davvero un caso a sé riguardo a disastri.


Nicola Pizzolato