SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Milan since the Miracle. City, Culture and Identity

John Foot

Oxford, Berg, pp. 240, £ 14,99 2001

L'intento dichiarato del libro è quello di descrivere e spiegare i processi che hanno trasformato Milano negli ultimi cinquant'anni, da fulcro del miracolo economico italiano a capitale mondiale della moda, anche se la ricostruzione non segue un rigido impianto cronologico. La scommessa dell'autore è infatti quella di disegnare la biografia della città analizzandone alcuni soggetti emblematici ? definiti ?micro-moments and entities?, come quartieri, piazze, strade, film, programmi televisivi, immigrati, prodotti di design, che sono in grado di chiarire i macro cambiamenti che hanno dominato questo mezzo secolo di storia ambrosiana (e non solo). Milano è evocata attraverso i suoi frammenti: il paesaggio, i luoghi dell'economia, il centro e i quartieri operai, i parcheggi, la Stazione Centrale e quella Garibaldi, la metropolitana, le case a ringhiera, il Pirellone, il Palazzo di giustizia, San Vittore e San Siro, la Scala, Piazza Fontana, il ?Corriere della Sera?. La metodologia è quella della storia urbana in cui il particolare, l'ordinario e le microstorie sono usati per spiegare il generale e lo straordinario. Le fonti utilizzate vanno dalle più comuni (archivi, giornali, letteratura) a quelle meno consuete per un lavoro di storia, come i film, le interviste, le fotografie, l'osservazione diretta. L'approccio è essenzialmente descrittivo e John Foot ? Research Fellow all'University College London, dove insegna storia contemporanea ? si rifà all'esempio di molti studiosi italiani e stranieri quali Portelli, Montaldi, Ginzburg e Lüdtke. Più nello specifico l'autore si propone di capire le trasformazioni intervenute nella cultura della classe operaia della città durante gli anni del miracolo economico per sfatarne l'immagine di perdita dei supposti valori tradizionali; la rappresentazione della fine della socializzazione popolare dipende, a suo avviso, da una romanticizzazione teleologica del passato e la stessa dicotomia assimilazione/ribellione in cui si è fino ad ora risolta la questione culturale della classe operaia non ha più valore euristico. È attraverso le categorie integrazione/non integrazione che può essere invece meglio compresa la dinamica tra la cultura tradizionale, quella di massa e quella consumistica. Anche per la questione dell'immigrazione di massa a Milano fra il 1950 e il 2000 ? uno dei campi privilegiati delle ricerche di Foot ?, lo studioso inglese ne smentisce alcuni luoghi comuni sulla prima ondata (la provenienza quasi esclusivamente meridionale, l'insediamento nelle degradate Coree periferiche, la rapida assimilazione all'interno della società): come gli immigrati degli anni '50 e '60 erano ?voluti ma non benvenuti? nella Milano industriale, così gli extracomunitari che arrivano nell'attuale conurbazione, la cui economia è basata sulla flessibilità e sulla mobilità, sono ?necessari ma non benvisti?. Milano è stata però capace, a detta di Foot, di superare la chiusura delle industrie tradizionali e di assorbire la sua manodopera grazie al suo particolare mix industriale, in grado di sfruttare la posizione strategica nella geografia economica regionale ed europea. Questa trasformazione ha portato un declino nei vecchi valori comunitari e solidaristici, per quanto mitologizzati questi possano essere stati, e ha profondamente mutato l'immagine e la rappresentazione stessa della città, che se è riuscita a riconvertire la sua struttura economica appare oggi in piena crisi antropologica, ridotta a una mera shop-window city senza più una propria cultura civica.


Giuseppe De Luca