SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

Risorse

Milano dopo il miracolo. Biografia di una città

John Foot

Milano, Feltrinelli, pp. 289, euro 18,50 2003

Sull'importanza di Milano nel secondo dopoguerra molto s'è detto e sul miracolo economico continuano a scriversi importanti riflessioni. Anche per questo motivo la sintesi di un cinquantennio di trasformazioni della capitale economica italiana rappresenta un cammino irto di difficoltà. Misurandosi con un'imponente storiografia, John Foot ha aggirato l'ostacolo introducendo nel suo lavoro un'alternanza di immagini che spaziano dalla microstoria di quartiere allo smantellamento dei grandi impianti industriali. I frammenti con cui Foot legge Milano sono peraltro i medesimi che caratterizzarono la storia nazionale nel periodo in esame. D'altra parte, non sarebbe potuto essere diversamente, dal momento che la città accolse e rielaborò una crescente quantità di migrazione interna, prima, e internazionale, poi. La misura stessa degli spazi urbani e delle direttrici di sviluppo si adattò all'alimentarsi dei migranti accorsi alla fonte del ?miracolo economico?. Ma la prospettiva più interessante che Foot dà al suo studio sta nella compulsazione delle fonti cui attinge, giungendo a stabilire un nesso, tutt'altro che evanescente, fra il consolidamento dello sviluppo economico e il fiorire culturale della città tra la fine degli anni Cinquanta e tutto il decennio successivo. Sono gli anni cinematograficamente documentati da Antonioni, Germi, Visconti, gli stessi in cui Testori inizia la stesura dei primi due volumi dei Segreti di Milano. Ma la città corre più dei suoi esegeti e, mentre si redigono indagini sociologiche di ogni tipo, lo spirito del ?miracolo? s'incarna nell'architettura di Ponti, la cui cifra stilistica svetta sulla città dalla guglia del Pirellone, nuovo simbolo del prestigio economico di una delle più antiche dinastie industriali d'Italia. I tempi dell'euforia collettiva, del mito della Seicento alimentato da Lascia o Raddoppia? cedettero presto il passo ai drammi degli anni Settanta, quando Milano si scoprì ancora una volta capitale, spartendo equamente le sue grandezze e i suoi successi con il disagio sociale. In quegli anni la crescita economica concesse alle classi medie nuove mete, cui l'imprenditoria rispose confezionando rassicuranti quartieri che nell'immaginario collettivo si opposero alla Bovisa e alle case di ringhiera. L'imperativo del benessere che resistette ai Settanta trovò nel decennio successivo il suo più efficace consolidamento, quando il baluginìo dell'effimero fu talmente pervadente da rimuovere l'immagine di drammatico stallo che l'industria attraversava. Prigioniera delle sue contraddizioni e afflitta dalla corruzione partitocratica, la grande industria milanese esalava gli ultimi silenziosi respiri. La città visse il risveglio degli anni Novanta in maniera traumatica e, disorientata, consegnò il governo della culla italiana del socialismo riformista a forze populiste e al privatismo politico. Intorno a ciò Foot tratteggia una sintesi appassionante e a tratti corrosiva. Egli non pretende, e neanche si propone, di analizzare le cause del declino industriale, il nanismo da cui l'impresa italiana rischia di essere soffocata, la terziarizzazione delle classi operaie e così via; preferisce lasciarle sullo sfondo come corollario della sua narrazione.


Mauro Campus