SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Isonzo. Il massacro dimenticato della Grande Guerra

John R. Schindler

Gorizia, LEG, (ed. or. Westport 2001), pp. 530, euro 19,00 2002

Nella storiografia di lingua inglese le vicende della prima guerra mondiale sul fronte italiano hanno sempre fatto molta fatica a trovare il giusto spazio. Studiosi di prima grandezza (uno per tutti: Eric Hobsbawn) hanno snobbato il conflitto tra Italia e Austria-Ungheria, riservandogli la stessa attenzione che, da parte nostra, riserviamo alle campagne coloniali nei possedimenti dell'Africa tedesca. Sono ben pochi gli storici anglosassoni che hanno fino ad oggi portato avanti buone ricerche sui temi della storia militare italiana: John Gooch e MacGregor Knox sono tra i pochi membri di questo ristretto club cui si è aggiunto nel 2001 John Schindler, con la pubblicazione di Isonzo. The forgotten sacrifice, un poderoso volume apparso lo scorso anno anche in Italia. Che la lunga guerra di posizione sull'Isonzo sia stata dimenticata è un'affermazione condivisibile, ovviamente, solo dal punto di vista anglosassone: ?per la maggior parte degli storici di lingua inglese? ammette con onestà Schindler ?le battaglie [?] che non coinvolsero forze inglesi non rappresentano nulla che valga la pena approfondire? (p. 16). E' vero, tuttavia, che, rispetto ad altri luoghi della memoria bellica, l'Isonzo è oggetto anche in Italia di un curioso impoverimento, di cui l'autore avverte la singolarità: i rari mausolei eretti nella valle e dedicati ai caduti contano oggi pochi visitatori (con l'unica, anche se rilevante, eccezione di Redipuglia) e i cimiteri di guerra sono sì numerosi ma perlopiù dimenticati. Di fronte alla sistematica opera di recupero e di conservazione degli itinerari della memoria di guerra in atto con decisione in altre zone del fronte (in particolare nell'alto vicentino), i campi di battaglia della valle dell'Isonzo giacciono in un relativo stato di incuria, un fenomeno che Schindler lega in modo non del tutto convincente ad una deliberata politica dell'oblio. In effetti, se la cancellazione o il depotenziamento del significato e del ricordo della Grande Guerra hanno un senso da parte slovena, i percorsi della memoria di parte italiana sono troppo forti e troppo complessi per limitarsi a sostenere che ?l'orribile prezzo pagato e l'inutilità delle battaglie dell'Isonzo rappresentano un capitolo non esaltante e forse imbarazzante nella storia del loro [italiano] Esercito?. (p. 15). Indubbiamente, esiste un certo imbarazzo di fronte al ?massacro dell'Isonzo?, legato anche alla demonizzazione della figura di Cadorna e dell'intera cultura militare della prima parte del conflitto; le pagine eroiche della via crucis bellica non sono legate tanto alle spallate carsiche, quanto alla resistenza sul Piave e sul Grappa, tappe di un mito legato alla ?nazione in armi? che si vuole attiva solo all'atto dell'invasione da parte nemica. L'oblio della guerra al fronte isontino è dunque legato all'antimito dell'italiano imbelle e dalla condanna della ?casta militare?? E' una suggestione che Schindler lascia cadere con troppa disinvoltura e che meriterebbe maggiore approfondimento. Si tratta, d'altra parte, solo di uno dei tanti stimoli di questo buon lavoro, ad un tempo sintesi piacevole e ricca di dettagli, oltre che preziosa fonte di informazioni archivistiche e bibliografiche.


Marco Mondini