SISSCO

Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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Il carlismo. Storia di una tradizione controrivoluzionaria nella Spagna contemporanea

Jordi Canal

Milano, Guerini e Associati, 289 pp., Euro 25,00 2011

Guerini e Associati (meritoriamente) raccolgono in un unico volume i saggi che Jordi Canal, uno dei maggiori conoscitori del carlismo, ha pubblicato negli ultimi quindici anni in Spagna, Francia e Italia. Al di là delle riflessioni articolate e non banali presenti nel testo, ciò che maggiormente ci ha colpito è il rispetto con cui l'a. si accosta a una tradizione antirivoluzionaria che in cent'anni di storia, fino alla guerra civile del 1936, ha conosciuto in prevalenza solo sconfitte politiche e militari; sarebbe stato semplice (ed è stato abbondantemente fatto) descrivere il carlismo come uno dei tanti «viva Maria!» che scoppiarono nell'Europa del XIX secolo, e farne di conseguenza una caricatura grottesca e inverosimile. Canal, invece, narrando in modo non fazioso l'evoluzione del carlismo fin dai primi anni dell'800, ricostruisce fatti ed eventi che ci appaiono degni di nota, come la trasformazione di un moto eminentemente legittimista, in un articolato movimento cattolico capace di tramandare di generazione in generazione un sistema valoriale alternativo a quello dominante nel resto della penisola iberica. Nella Navarra soprattutto, ma anche nel Paese basco e in Catalogna, il carlismo fu in grado di costituire «piccole patrie» in cui si rifiutava liberalismo e socialismo, in nome di quei valori religiosi, associativi e familiari che per secoli avevano rappresentato il collante di queste comunità rurali. Il movimento fu trasversale per classi, generazioni, condizioni sociali e convinzioni politiche: al riguardo è di grande interesse la parte relativa al confronto vivace fra carlisti e indipendentisti catalani e baschi alla fine dell'800, in cui i regionalisti scoprirono - loro malgrado - di avere diversi punti di contatto con l'ideologia carlista.Dopo decenni di insorgenze fallimentari, i carlisti videro nell'insurrezione di Francisco Franco il momento del riscatto tradizionalista, e le milizie dal basco rosso appoggiarono senza riserve il colpo di stato, contribuendo decisamente all'affermarsi dei nazionalisti in gran parte della Spagna nord-occidentale. La vittoria sui nemici di sempre significò però anche la fine del movimento, unificato forzatamente assieme agli altri protagonisti dell'alzamientonacional; ciò che oggi resta del carlismo (comunque sopravvissuto a dittatura e democrazia) ha un peso residuale nella Spagna contemporanea, appartenendo a un passato turbolento che nessuno intende ripercorrere.Resta da chiedersi, in questi mesi di celebrazioni dedicate al 150° dell'Unità d'Italia, cosa sarebbe stato del nostro paese se per decenni una o più regioni si fossero sistematicamente opposte al governo regio, in nome di quei valori tradizionali cattolici che furono violati in modo talvolta intollerante e distruttivo in Spagna come in Italia. Probabilmente, uno spazio nelle varie commemorazioni andava dedicato anche alla mitezza, alla prudenza e, in molti casi, alla rassegnazione che contraddistinsero i cattolici nostrani; non più tardi del dicembre 2011, invece l'Istituto Parri di Bologna ha organizzato un convegno al fine di dimostrarne l'estraneità al Risorgimento…


Andrea Rossi