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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La forza dell’idea. Medici socialisti e compagni di strada a Milano (1890-1980)

Giorgio Cosmacini

Milano, Edizioni l’Ornitorinco, 158 pp., € 12,00 2014

Il volume non si discosta, per contenuto e approccio storiografico, dalle altre opere dell’a. sulla storia della professione medica. Anzi, esso ne ripercorre alcune parti evidenziando il felice connubio che caratterizza Milano per gran parte del ’900. Se la prima sezione si concentra sul socialismo medico a cavallo del secolo, la seconda affronta il periodo della Resistenza e della costruzione di un ordine nuovo che arriva agli anni ’80, fino alla crisi di tangentopoli che ha proprio a Milano e nella classe medica il suo epicentro. Kuliscioff e Turati fanno da raccordo all’opera dei primi quattro medici presentati. Edoardo Bonardi giunge a Milano grazie alla nomina a primario dell’Ospedale maggiore. Tuttavia, è dalla promozione della «Assistenza pubblica milanese» e dal suo insegnamento di «medicina sociale» che traspaiono una concezione della medicina e una militanza politica che lo portano per cinque volte in Consiglio comunale e in seguito al Parlamento. Anche Giuseppe Forlanini inizia la sua carriera come primario nell’Ospedale maggiore per scegliere, dopo l’esperienza politica in Consiglio comunale, l’attività di beneficenza e la professione privata in parte svolta per la «povera gente». Assai più noto è Angelo Filippetti, socialista, consigliere comunale, sindaco di Milano (1920-1922) e presidente dell’Ordine dei medici. Le idee di Filippetti lo contrappongono a Luigi Mangiagalli che, negli stessi anni, rappresenta la faccia più tecnico-scientifica che socio-assistenziale dell’intellettuale medico e che lo sostituirà alla guida del Comune con l’avvento del fascismo. In questo quadro, la figura di Paolo Pini, neuropsichiatra, appare quella più vicina alla coppia Kuliscioff-Turati e quella che più esprime il ruolo di «medico dei poveri» e di educatore laico e umanitario. Meno noti, ma non meno decisivi per la sanità milanese e nazionale, sono i quattro medici presentati nella seconda parte del volume: il quasi medico Francesco Scotti, prima combattente contro il fascismo poi parlamentare di lunga durata, il tisiologo Virgilio Ferrari, sindaco di Milano dal 1951 al 1960, il radiologo Felice Perussia, rettore dell’ateneo milanese dopo la liberazione, e l’epidemiologo Giulio Alfredo Maccacaro, promotore di gran parte delle idee che fanno da sfondo all’istituzione del Servizio sanitario nazionale. Chiudono il volume alcune note redatte da Carlo Tognoli sulla politica sanitaria di Milano (dal dopoguerra al 1985) che offrono una testimonianza dell’impegno del Psi nell’ambito della assistenza sanitaria municipale, ma che non sfuggono all’intento leggermente agiografico che percorre tutta l’opera. Giovanna


Giovanna Vicarelli