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Società italiana per lo studio della storia contemporanea

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La potente benzina italiana. Guerra fredda e consumi di massa tra Italia, Stati Uniti e Terzo mondo (1945-1973)

Elisabetta Bini

Roma, Carocci, 271 pp., € 28,00 2013

Il volume indaga le politiche dell’Agip e dell’Eni dalla fine della guerra a metà anni ’70. L’a. delinea un percorso originale rispetto alla letteratura esistente che ha affrontato il tema da un punto di vista di business history o si è soffermata sugli aspetti «diplomatici» dell’azione della compagnia petrolifera. Il libro invece si concentra sul contributo dell’azienda all’affermazione di una «democrazia dei consumi» e sul suo ruolo nelle politiche di sviluppo, intrecciando – sulla base di una ricerca svolta in archivi italiani, statunitensi e britannici – piano nazionale, dibattito transatlantico, rapporti col Terzo mondo. Marcando una peculiarità rispetto all’atteggiamento prevalente nei partiti di massa del paese, la dirigenza dell’Eni, a partire da Mattei e dal vasto e qualificato think tank che egli costruì all’interno dell’azienda, si dimostrò sensibile alla ricezione delle idee sviluppate nella società statunitense sulla diffusione dei consumi come elemento di legittimazione politica e arma di contrasto al comunismo. L’azienda non si limitò ad accogliere passivamente messaggi e tecniche provenienti da oltreoceano, ma sviluppò un proprio linguaggio, adatto alla realtà italiana. Così l’a. evidenzia come negli anni ’50, nel contesto di una società ancora in gran parte povera e con stili di consumo tradizionali, la comunicazione pubblica dell’Eni si fondasse su una concezione «fortemente paternalista del consumo» (p. 54), in cui i cittadini-consumatori erano visti come l’oggetto dei servizi offerti dallo Stato e dall’azienda piuttosto che come individui dotati di preferenze e stili di vita precipui. Ma gli elementi più originali e l’influenza più feconda sul dibattito transatlantico l’Eni li sviluppò forse nell’ambito delle politiche di sviluppo. Facendo leva sul carattere di frontiera dell’Italia, un paese per molti versi più simile alle società in via di sviluppo che a quelle industriali avanzate, l’azienda si presentò come modello e partner ideale per realizzare i progetti di modernizzazione dei paesi del Terzo mondo. A questo riguardo il volume non si limita a ripercorrere storie già note (gli accordi di produzione con creazione di società miste e una innovativa suddivisione dei profitti), ma si sofferma su aspetti meno conosciuti, come il non trascurabile contributo dato dall’Eni alla formazione della classe dirigente di numerosi Stati del Terzo mondo. Dal volume emergono, forse non abbastanza valorizzate dall’a., anche le contraddizioni di quelle politiche. Così, per es., la diplomazia culturale nei confronti delle élites del Terzo mondo si basava sulle concezioni rigidamente eurocentriche del percorso dello sviluppo espresse dal presidente dell’Eni Arrigo Boldrini (pp. 194-195); la portata «rivoluzionaria» dei contratti coi paesi produttori si accompagnava a un certo grado di strumentalità, ben colto dall’Algeria di Boumedienne (p. 188). D’altra parte, le aperture terzomondiste e la ricerca di rapporti commerciali col blocco socialista convivevano con politiche antisindacali sul piano interno, come mostra il volume trattando delle vicende del polo petrolchimico di Gela o dei rapporti con i gestori delle stazioni di servizio.


Francesco Petrini